Luigi XVII morì davvero al Tempio?

Bambino coccolato ed allevato sotto le dorature di Versailles, il piccolo Louis-Charles condivise il destino tragico dei suoi genitori, Luigi XVI e Maria Antonietta.

Morì al Tempio dopo tre anni di prigionia in condizioni allucinanti.  Ben presto dei pettegolezzi iniziarono a circolare: sarebbe sopravvissuto! Simbolo di una Morarchia decapitata, il piccolo Re entrò nella leggenda.

Lo stato fisico del re-bambino, detenuto nella torre della casa del Tempio a Parigi, non cessò di deteriorarsi, malgrado le cure (tuttavia tardive) dei medici inviati con urgenza al suo capezzale.

L’ 8 Giugno 1795 Luigi XVII morì nel pomeriggio. Prigioniero da circa tre anni, subì la stessa sorte della famiglia Reale: condotto a Parigi durante le tremende giornate del 5/6 Ottobre 1789, visse nel vecchio palazzo delle Tuileries all’inizio, poi venne imprigionato al Tempio a partire dall’Agosto 1792.

Frattanto il fallimento della fuga a Varennes aveva considerevolmente deteriorato l’immagine della Famiglia Reale; solo il Delfino, innocente dalle colpe imputate ai suoi genitori, venne risparmiato dai pamphlets e sembrò incarnare la speranza di una Monarchia costituzionale.

 

Le condizioni di prigionia di coloro che si consideravano  via via sempre più degli ostaggi dapprima sono confortevoli: cibo in abbondanza, biancheria, giochi, libri… Essi non vissero mai cosi vicini gli uni agli altri e trovarono conforto in questa intimità famigliare. Ma le condizioni si indurirono poco a poco, ed i membri della famiglia furono isolati gli uni dagli altri.

Qui sopra Louis-Charles assieme a Maria Teresa

“Amorino” come lo chiamava Maria Antonietta, fu separato da lei, dalla sorella Maria Teresa e da sua zia paterna Madame Elisabeth, e visse con suo padre.

Durante il processo di Luigi XVI, il Delfino fu affidato a sua madre.

Gli addii al Re, la veglia della sua esecuzione, che fu alle ore 10.22 del mattino del 20 Gennaio 1793, furono uno strazio.

Madame Royale, la sorella del piccolo Luigi XVII scrisse:

“La mattina di quel terribile giorno, ci levammo alle sei. La sera prima mia madre aveva appena avuto la forza di spogliare e di coricare mio fratello: ella s’era gettata vestita sul letto, dove l’udimmo tremar di freddo e di dolore tutta la notte. Alle sei ed un quarto la nostra porta fu aperta, e qualcuno venne a chiedere un libro di preghiere per la messa di mio padre credemmo che ci invitassero a scendere e stemmo a lungo con questa speranza, sino a che gli urli di gioia d’una folla sfrenata non venne ad informarci che il delitto era consumato”.

Divenuto Re, il piccolo Luigi XVII venne levato a sua madre.

  

Il 1° Luglio infatti il comitato di salute pubblica ordina che “il giovane Luigi, figlio di Capeto” sia separato da sua madre, alloggiato in un appartamento a parte ed affidato ad un istitutore scelto dal consiglio generale della comune.

Alla sera del 3 Luglio, verso le 22.00, Maria Antonietta e Madame Elisabeth sedevano nella loro stanza al Tempio mentre mettevano a posto i vestitini di Luigi XVII che dormiva già tranquillo. Addirittura affinchè la luce non lo disturbasse, sua madre stese un vecchio scialle dinnanzi al suo letto, mentre la zia leggeva un libro di preghiere: ad un tratto alcuni passi pesanti risuonarono nelle scale, le porte vennero spalancate con fracasso ed entrarono 6 ufficiali municipali, ed uno di essi annunciava brutalmente un decreto col quale il figlio del cittadino Capeto doveva esser separato da sua madre. Paralizzate nelle loro sedie, Maria Antonietta, Madame Royale ed Elisabeth udirono raggelate, ma la madre urlò ponendosi dinnanzi al letto del figlio in difesa, come si potesse pensare di toglierle il figlio, che era piccolo, debole ed entrato in convalescenza da pochi giorni.

Attorno al letto si schierarono a protezione sia Maria Teresa che Elisabeth, pronte a difendere Luigi XVII, ma i commissari, invece che inteneriti apparvero seccati: certo qualche lacrima se l’aspettavano, così pure come qualche protesta viva, ma non si aspettavano questa resistenza. Furono prese per le braccia per scostarle dal letto, ma alla minaccia che avrebbero chiamato la guardia, Maria Antonietta raccolse le sue forze e iniziò a vestire il bimbo che singhiozza attardandosi nell’operazione  d’amore che non farà mai più, aiutata dalla zia e sorella del piccolo. Non sanno che il piccolo sarà affidato ad un calzolaio…

Il Calzolaio Simon (si presume)

“Bimbo mio, noi stiamo per lasciarci. Quando io non sarò più vicino a voi per ricordarveli, non dimenticate i vostri doveri. Non dimenticate mail il Buon Dio che vi prova né vostra madre che vi ama. Siate buono, paziente ed onesto, e vostro padre vi benedirà dal cielo”. Ma il bimbo non capì bene, sconvolto da questa irruenta separazione notturna… abbracciò la madre piangendo stringendosi a lei….. “bimbo mio, bisogna obbedire”…e così Luigi XVII fu portato via fra singhiozzi.

Così dal 3 Luglio notte Luigi XVII fu affidato alla custodia dei Simon, un calzolaio e sua moglie che vivevano al Tempio.

Il loro compito? Diseducare il figlio Capeto e farne un buon piccolo sanculotto (per chi non lo sapesse, i “culotte” erano i pantaloni maschili fino al ginocchio, usati precipuamente dalla nobiltà, mentre i “sans-culotte” invece erano i pantaloni fino alla caviglia, indumento tipico usato dal popolo. Dire quindi “farne un buon piccolo sanculotto”, vuol dire renderlo simile al volgo rimuovendo l’impostazione educata e raffinata tipica della nobiltà).

 

Alcuni testimoni raccontano così come il bambino, desideroso di compiacere i suoi carcerieri e per guadagnare le loro simpatie iniziò ad esprimersi con un linguaggio volgare, osceno ed ingiurioso contro sua madre e sua zia. Coi Simon, Louis-Charles udrà le bestemmie, le turpitudini, verrà percosso, umiliato, depravato, perderà poco a poco tra vani impeti di ribellione e cortigianesche acquiescenze, il senso e il ricordo della razza da cui è uscito.

Tuttavia, se i racconti ulteriori dipingevano la coppia Simon come dei torturatori umiliando e bastonando il ragazzino di santa ragione, la storiografa Helene Becquet tempera un po’ tale ritratto.

Sembrerebbe che Simon aveva le mani leste, ma che non avrebbe mai cercato di uccidere il bambino. Quanto a sua moglie, si sarebbe affezionata di Louis-Charles, ed avrebbe avuto cura di nutrirlo e offerto un piccolo cagnetto. Sarebbe da osservare che i Simon avevano un incarico, che non prevedeva la morte di Luigi XVII, quindi il fatto che sia sopravvissuto alle botte non pare quindi un atto di “empatia” verso il ragazzo, e quanto alla moglie, che viveva accanto ad un uomo chiaramente violento, avere un’altra anima vicina aveva potuto darle una gioia o se non proprio gioia una distrazione. Poi il discorso che ci si pone è sulla fonte storica, sulle coeve e quelle successive che analizzano i fatti: i racconti coevi sono sanguigni, pieni di partecipazione specie su un momento così burrascoso della storia di coloro che ebbero modo di vedere quello che accadeva, mentre una lettura degli stessi fatti dopo 300 anni è più distaccata e si potrebbe molto più facilmente trovare in alcune parole delle sfumature o delle associazioni che finiscono per attenuare il senso di quanto scritto al tempo. Provate solo a pensare ad una frase riportata scritta. I commenti sui proclami per esempio di Robespierre coevi sono di certo più veritieri in quanto i testimoni ebbero modo di sentire il TONO di come venivano pronunciati. Uno studioso di 200 anni successivi che analizzasse il testo scritto riportato, non riuscirebbe a dare la giusta portata delle parole.

Dire che Simon non aveva mai cercato di uccidere il bambino non può vedersi come una attenuante per una condanna ai due coniugi, ingranaggio della mostruosità che la rivoluzione stava mettendo in piedi… siamo agli albori del Terrore….

Nel Gennaio 1794, dopo la dimissione di Simon, Luigi XVII venne messo al sicuro, privato di ogni compagnia, rinchiuso in una cella senza finestre, senza servizi igienici e senza distrazioni. Il bambino che un tempo era tenero, felice, vivo e ridente non era divenuto che l’ombra di se stesso. Malato, vestito con stracci, estremamente indebolito e cresciuto in mezzo alle immondizie, Luigi XVII era all’apice del suo male.

 

In Luglio, la nomina di un guardiano migliorò le sue condizioni di detenzione, ma era troppo tardi: era corroso dalla tubercolosi, dalla rogna e da alcuni tumori sulla pelle dovuti alla completa mancanza di luce.

Malgrado la visita dei medici, il suo stato di salute si aggravò rapidamente e Luigi XVII morì l’8 Giugno 1795 di una tubercolosi generalizzata con peritonite, secondo quanto scritto nella autopsia del dottor Pelletan. Aveva 10 anni.

 

Secondo la storica Helene Becquet, che ha scritto nel 2017 un libro su Luigi XVII, il bimbo era già malato da anni, ma di certo la reclusione aveva fatto precipitare un male che l’avrebbe tuttavia portato prima o poi alla stessa fine del fratello maggiore.

Fin qui dei fatti, ma Luigi XVII scappò dalla sua prigione?

Alcuni dettagli inquietanti alimentarono questi pettegolezzi: questo isolamento assoluto non sarebbe stato ideale per sostituirlo con un bambino malato?

Perché il suo corpo era stato seppellito in piena notte nel cimitero Sainte-Marguerite? Nel 1800/1801, il romanzo “Le cimitiére de la Madeleine” che narrava del rapimento del delfino ravvivò questi dubbi.

Antica incisione del Cimitero della Maddalena a Parigi dove riposavano i corpi del Re e della Regina - attualmente il luogo è occupato dalla Chapelle Expiatoire

Durante la Restaurazione, numerosi personaggi pretesero di essere Luigi XVII, ed alcuni di essi furono riconosciuti da alcuni intimi della Famiglia Reale, come Nauondorff. Ma molti erano abili manipolatori che spillavano dei dettagli della vita di Corte da dei testimoni dell’epoca per convalidare la loro propria recita.

Nel 2000, l’analisi del DNA di un cuore attribuito a Luigi XVII ha stabilito che era giustamente imparentato con Maria Antonietta. Questo cuore, sottratto durante l’autopsia di Pelletan, ha cambiato parecchie volte proprietario, ma il suo percorso fu seguito passo passo. Avrebbe potuto trattarsi del cuore del fratello di Luigi XVII, morto nel 1789? No, perché quest’ultimo era stato imbalsamato, seguendo gli usi, e non era il caso di quello che trattò Pelletan. L’organo che riposa fin dal 1975 nella Basilica di Saint-Denis (qui sotto) è dunque quello del bambino morto al Tempio.

Ma oramai il Mito del Re nascosto ha preso piede, malgrado le analisi del DNA.

Da un lato ci sono i survivalisti che ritengono che fra un centinaio di pretendenti delfini, il Prussiano Charles-Guillume Naundorff è il discendente del Re Luigi XVI.

Dall’altro lato, degli storici, capeggiati da Philippe Delorme, si appoggiano sui recenti risultati delle analisi del DNA e cercano di chiudere il dibattito affermando che il bambino del Tempio che subì l’autopsia del dottor Pelletan era Luigi XVII. I survivalisti, che sostengono la fuga e la sopravvivenza di Luigi XVII non si sono arresi al DNA. Il genetista ed antropologo Gerard Lucotte e lo storico Bruno Roy-Henry si sono immersi attraverso dei prelievi effettuati su Hugues de Bourbon, discendente del ramo maggiore di Naundorff, nelle profondità molecolari. I risultati di una nuova analisi sosterrebbero l'ipotesi che il figlio di Maria Antonietta e Luigi XVI non sarebbe morto nel 1795 nella prigione del Tempio, ma cinquant'anni dopo in Olanda. Grazie al DNA, uno dei più grandi misteri della storia, uno dei più controversi, forse sta diventando più chiaro.

Il mito di Karl-Wilhelm Naundorff, morto in Olanda nel 1845, che sosteneva di essere Luigi XVII, figlio di Maria Antonietta e Luigi XVI imprigionato all'età di 7 anni al Tempio e morto ufficialmente nel 1795, viene ripreso da un nuova rivelazione. Mentre studi sul DNA commissionati dai Borboni circa quindici anni fa - per porre fine a questa fantasia storica e questo "impostore" - avevano "definitivamente" attestato che Naundorff non era Luigi XVII, nuove analisi dimostrerebbero che il suo diretto discendente è un Borbone.

Questa scoperta senza precedenti va al professor Gérard Lucotte, genetista e antropologo, e allo storico Bruno Roy-Henry, su iniziativa di questa indagine nelle profondità molecolari. È il discendente maschio del ramo più anziano di Naundorff, un libraio di 40 anni che vive in Francia, che ha presentato i suoi geni sotto il microscopio del professor Lucotte. È Hugues de Bourbon - la linea di Naundorff porta il nome dei Borboni "per gentile concessione della corte d'Olanda", dice uno storico, legalizzato da diverse sentenze della giustizia francese, ma ancora fortemente contestato dai Borboni. È figlio di Charles Louis Edmond de Bourbon, un discendente molto meritevole di Naundorff, morto nel 2008, che molti chiamavano "Monsignore", evidenziando la sua somiglianza stupefacente con il Re Henri IV.

I campioni presi su Hugues si sono svolti a La Rochelle, nel 2013. Lo studio si è concentrato sui marcatori del cromosoma Y (specifico per il lignaggio maschile). A differenza del precedente, 15 anni fa, che si concentrava sul DNA mitocondriale (specifico della linea femminile), tratto da Anne of Romania, discendente di Maria Antonietta dal ramo di Habsbourg, è stato confrontato con il DNA contenuto nell'osso Naundorff. Queste ricerche, guidate dal professor Cassiman, avevano escluso i parenti materni asburgici.

Questa volta, l'analisi cromosomica Y del discendente Naundorff è stata confrontata con l'aplotipo borbonico grazie a "un profilo del cromosoma Y" della casa reale istituita lo scorso ottobre dal professor Cassiman. Risultato: "Troviamo in lui la maggior parte dei marcatori del cromosoma Y dei Borboni, fa parte della famiglia", conclude il professor Lucotte.

Tuttavia che il giovane Naundorff sia un Borbone non stabilisce che "il figlio del Tempio" sia sopravvissuto e che sia il frutto dei suoi discendenti.

Questa scoperta di Lucotte e Roy-Henry è solo il primo passo di una serie di lavori imminenti. Per sapere se Naundorff era Luigi XVII, sarebbe necessario stabilire il suo DNA completo. Nel 2015 i capelli di Naundorff sono stati recuperati dagli scienziati. Si cercherà di dimostrare che il DNA mitocondriale degli Asburgo - negato quindici anni fa - è davvero nei suoi capelli. Questi scienziati mettono in discussione la qualità e l'autenticità dei campioni di ossa su Naundorff (nel 2000), durante questi antichi test, perché la bara fu aperta nel 1950 durante il restauro della tomba.

Fra speranze e rivelazioni scientifiche, in sostanza Luigi XVII se non finisce mai di morire, è anche vero che rimane un mito che i secoli non hanno seppellito nell'oblio....

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