Se Versailles scampò alla completa distruzione sotto il periodo della Rivoluzione francese, nei tempi successivi alla partenza della Corte del 6 Ottobre 1789, alla scomparsa dei fratelli di Luigi XVI, perseguendo un progetto di consenso popolare a discapito delle magnificenze del XVII e XVIII secolo, delle distruzioni e ricostruzioni e delle devastazioni lasciate là nè proseguimento del progetto nè ripristino ex-ante.
Luigi Filippo d'Orléans, Re dei francesi Charles Frédéric Nepveu

 Gli  abitanti di Versailles sapevano che il "Re-cittadino", Re dei francesi e non Re di Francia per diritto divino, non sarebbe mai risieduto al castello, ma non di meno speravano che si potesse interessare alla città "per darvi delle feste straordinarie, o per alloggiarvi dei sovrani stranieri". E soprattutto speravano di convincerlo di impegnarsi in un ambizioso progetto teso a trasformare una parte dell'antico Palazzo Reale in un grande ambiente culturale che avrebbe fatto di Versailles "una città di scienza e di belle arti, che avrebbe attirato sempre di più stranieri e studenti".

Questa ambizione, sostenuta dal prefetto di Sainte-et-Oise, era stato presentato al Re nel 1831 sotto forma di 2 memorie dettagliate giustificanti la creazione di questo luogo dove sarebbe state organizzate come un museo di storie e di arti e mestieri, ivi compresa l'agricoltura, dei saloni di riunione per associazioni di eruditi, una biblioteca di circa 45.000 volumi.

A dire la verità, l'idea non era nuova, ma esse non avevano saputo mantenersi.  poichè alcune istituzioni similari erano già state create alla Reggia fin dagli anni 1790. L'esperienza poteva essere tentata di nuovo? Se ne poteva dubitare, a meno che non ci si orientasse verso un tema specifico e adeguato al tempo. Era il parere dello storico François Guizot, che, ministro dell'Interno nel 1830, aveva auspicato la creazione, a Versailles, di un museo consacrato alla memoria collettiva della Nazione di Francia. La sua idea, sottomessa alla camera dei deputati nel 1831, aveva raccolto qualche consenso, a dispetto di una opposizione che avrebbe preferito la riapertura dell'asilo degli invalidi militari che il Primo consule Bonaparte aveva già installato nell'antico appartamento di Luigi XV....

Da parte sua, Luigi Filippo era dubbioso. Poco incline a ristabilire il fasto Reale a Versailles, anche occasionalmente, e molto sulle sue quanto alle opzioni proposte, non sapeva se era tenuto ad agire. E' perchè, senza attendere un ipotetico progetto che soddisfacesse i suoi occhi, aveva stimato urgente e necessario far votare, il 2 marzo 1832, una legge per la quale il Castello di Versailles sarebbe stato riunito alle proprietà della Corona, cioè nel dominio del Re, che avrebbe potuto usarlo liberamente e mantenerlo con i fondi della sua lista civile.

Poi un anno passò senza che accadesse nulla di concreto. In seguito il Re si avvicinò ad un progetto variato sostenuto un tempo dal prefetto Seine-et-Oise: Il Castello sarebbe stato preparato per "ricevere una serie ragionata di dipinti, di statue, e di libri in modo da ottenere un museo d'arte, una biblioteca e parecchie collezioni".

Disegno di Gavard per la Sala dell'Incoronazione - Ala Midi Versailles

Non si trattava più di associazioni di eruditi, ma si manteneva l'dea di un luogo riservato ai sovrani stranieri di passaggio in Francia, o occasionalmente per i Principi della Famiglia Reale. Definito questo progetto, il Re si recò a Versailles il 19 giugno 1833 per esporne il tenore a parecchie personalità influenti, in occasione di una visita dettagliata della Reggia. Dopo di chè rimase qualche istante sui luoghi per intrattenersi, in piccolo comitato, con l'architetto titolare Frédéric Nepveu, al quale ordinò di occuparsi "senza indugio delle disposizioni da prendere".

Cinque settimane più tardi, il 26 Luglio, fu in grado di presentare il primo progetto dei lavori previsti: "Il maggior lavoro avrebbe luogo nell'Ala du Midi, di cui il pianoterra sarebbe convertito in museo di scultura e pittura, il primo piano in museo consacrato alle pitture descriventi le battaglie ed i fasti militari. Il secondo piano avrebbe contenuto parecchie sale destinate al deposito e di collezioni. Per convertire così in museo i 3 piani di questa ala del palazzo sarà necessario demolire tutti i pavimenti che formavano i mezzanini e tutti i tramezzi che suddividevano le principali stanze; la pesa per realizzare tutto ciò si stima sarà di 170.000 franchi."

Nel corpo centrale del castello, Nepveu stimava non ci fosse nulla da fare, poichè gli appartamenti del pianoterra "ben restaurata nel 1816 e 1820, non abbisogna di nuovi miglioramenti". Nondimeno per disporre i quadri e ridipingere le imposte, era necessario destinare un budget di 15.000 franchi.

"Riguardo i Grands Appartements del primo piano, la ricca e nobile decorazione architetturale di ogni sala forma il più magnifico museo che sia alla possibilità di un principe di creare, e la ristrutturazione eseguita dal mio predecessore ... ha mantenuto questo bell'insieme in uno stato di conservazione a cui nulla c'è da aggiungere nè cambiare".

Infine, nell'Ala du Nord la disposizione della biblioteca al pianoterra, così come l'installazione di una collezione di oggetti rari e curiosi, non esigeva che una spesa di 40.000 franchi, anche includendovi un appartamento già in perfetto stato "per servire all'occasione di un soggiorno temporaneo di uno dei Principi della Famiglia Reale o di un viaggiatore di rilievo".

Per finire Nepveu concludeva: "Ricapitolando le spese, si arriva ad una cifra totale di 225.000 franchi costruendo il tutto in modo solido e conveniente, ma senza dorature nè sculture... Se su questo punto io non avevo ben compreso le intenzioni del Re, l'errore sarebbe facile da correggere".

Frédérich Nepveu aveva perfettamente risposto agli ordini ricevuti, ma - questo lo ignorava - le intenzioni del Re erano in divenire. In effetti, probabilmente influenzato da François Guizot (qui sotto), ministro dell'Istruzione Pubblica, Luigi-Filippo si era appena forgiato l'intima convinzione che Versailles avrebbe potuto essere uno strumento utile nella sua ambizione di regnare su una Francia riappacificata dopo mezzo secolo di turbamenti politici.

Per questo motivo, sotto il suo impulso, il castello divenne un museo di storia dove "Toutes les Glories de la France" dal V° secolo al XIX secolo, sarebbero state illustrate in modo esaltante da una serie cronologica di dipinti e di statue.

Sarebbe stato il luogo federatore dove tutti i regimi successivi sarebbero stati riconosciuti ugualmente come parti intrinseche della gloriosa storia della nazione francese; naturalmente i coevi dovevano capire che la monarchia di Luigi-Filippo ne era il felice sbocco.....

In questo contesto politico, il progetto messo in opera da Nepveu non era più adatto. A meno che il Re, che ricercava il consenso dell'opinione pubblica, non avesse bisogno di cominciare con l'annuncio di qualche creazione spettacolare.

Con questo spirito, il 5 Settembre 1833, fece sapere alla stampa, che al posto del susseguirsi degli appartamenti del primo piano dell'Ala du Midi avrebbe fatto ben presto costruire una sbalorditiva galleria a volta "le cui proporzioni sarebbero state senza rivali e di ammirevole effetto, e che avrebbe raccolto una serie di tavole rappresentanti nel loro ordine cronologico, le battaglie ed i fatti militari di cui si onora il valore francese dopo la battaglia di Tolbiac". Sarà la Galleria delle Battaglie.

All'estremità del lato verso l'Orangerie, la galleria si sarebbe conclusa con una apoteosi di una sala grande, detta "Sala del 30 Luglio 1830", consacrata alla rivoluzione per la quale la volontà popolare aveva condotto Luigi-Filippo al potere. A ciò si sarebbe aggiunto al primo piano del corpo centrale del castello, la creazione di un'altra grande sala di prestigio, la Sala dell'Incoronazione, consacrata alla gloria dell'Impero, a contraltare di quella del 1830.

In conseguenza a ciò, una nuova stima del costo dei lavori doveva esser resa da Nepveu, che si rilevò alla fine ancora ben inferiore del costo finale a consuntivo.

In seguito alle modifiche apportate, Nepveu procedette ad una nuova stima dei costi, che passò dai 225.000 ai 730.000 franchi. Rimise il suo rapporto accompagnato con dei disegni l'8 agosto 1834. Poi, il 19 agosto, avendo ricevuto delle istruzioni ancora più precise, egli rivalutò la spesa a 1.100.000 franchi per l'insieme del programma definito in quel momento, dove 975.000 franchi per l'Ala du Midi e 125.000 franchi per il corpo centrale. Benchè non avesse ancora istruzioni precise sull'Ala du Nord, Nepveu suggerì di prevedere una somma supplementare di 400.000 franchi nel caso probabile il Re volesse farvi degli alloggiamenti analoghi al resto del museo. Un Debito previsto quindi di 1.500.000 franchi.

Senza dubbio Nepveu dubitava che questo debito fosse quello definitivo, ma era davvero lontano dal pensare che la spesa, fra il 1833 ed il 1848, si elevasse ad una cifra pari a 15.000.000 fra lavori di architettura e di decorazione, senza comprendervi il costo per l'acquisto delle opere esposte nelle sale!

Di primo acchito, Luigi-Filippo aveva annunciato il suo progetto di dirigere e controllare lui stesso la formazione del suo museo. Di fatto, egli si rese costantemente a Versailles durante la durata dei lavori, precisamente 398 volte, dalla sua prima visita del cantiere il 12 dicembre  1833 fino alla sua ultima visita il 24 dicembre 1847. Fin dal primo giorno, Nepveu si era premurato di consegnare, in dei grossi quaderni, il resoconto di ogni visita Reale. Dal menu di questi quaderni siamo in grado di conoscere l'avanzamento dei lavori, l'evoluzione dei progetti e si può pure giudicare l'atmosfera che regnava durante queste visite. Il personaggio principale di queste visite era evidentemente il Re, che decideva su tutto, e non esitava mai di caricare il suo architetto ad ordini e contrordini continui. Non poteva esser altrimenti, poichè Luigi-Filippo incapace di figurarsi l'opera finita a partire da un progetto disegnato, aveva bisogno di fare eseguire i lavori ed in seguito giudicare di persona il risultato, lasciava ordini di modifica di quello che veniva fatto, poichè l'effetto prodotto non corrispondeva a quello che aveva immaginato e poichè ciò che vedeva gli ispirava nuove idee.

Progetto non realizzato per la Sala del 1830

Il secondo personaggio di questi quaderni era Nepveu. Lui, zelante, competente, convinto del fine superiore dell'opera intrapresa, soffriva molto degli ordini contraddittori che riceveva. D'altro canto, il Re disconosceva ingiustamente il talento del suo architetto poiché non vedeva in lui se non un semplice conduttore dei lavori.

Il cantiere del futuro museo era entrato nella sua fase attiva il 28 agosto 1833.

Nel corpo centrale del castello, Nepveu aveva cominciato a far accatastare la grande Sala dell'Incoronazione, in vista della trasformazione della Sala delle Guardie. Contemporaneamente al pianoterra dell'Ala du Midi, intraprese la deposizione dei decori degli antichi appartamenti, prima della demolizione dei tramezzi e dei mezzanini. Ciò con una tale velocità che, l'8 settembre, tutti gli specchi e le boiseries smontate erano state inventariate e con cura riunite in dei depositi, mentre il legname da costruzione e le macerie erano posti all'esterno.  

Ben presto cominciò la disposizione di 14 sale che, su tutta la lunghezza dell'Ala, sarebbero state consacrate alle campagne militari dal 1796 al 1810.

Durante questo tempo, e sempre vegliando al buon funzionamento del cantiere, Nepveu si dedicò con ardore allo studio di un nuovo progetto per la futura Galleria della Battaglie, perchè quello che aveva presentato nel 1833 non era stato approvato. Per risolvere il problema, il Re finì per ammettere la soluzione che gli propose Nepveu: in primis, si sarebbero coperte la maggior parte delle finestre condannandole dietro una paratia, che offriva così la possibilità di avere un secondo muro per lo sviluppo logico delle scene storiche e, secondariamente, si rinunciava al decoro storico per la volta, a vantaggio di una lunga vetrata longitudinale, la cui luce avrebbe rimpiazzato in modo vantaggioso quelle delle finestre occluse.

Nepveu, autorizzato a condurre uno studio in questo senso, riuscì a presentare il progetto ideale nel mese di giugno 1835. Il Re l'approvò ed i lavori iniziarono.

Il 19 settembre 1836, la volta e la sua vetrata erano terminate; gli scarti da restauro erano stati levati, e si erano appena abbattuti una dozzina di muri di tramezzo dei tempi di Luigi XIV, conservati fino a quel momento per servire d'appoggio durante i lavori. Fino a questo momento, l'immenso spazio di 120 metri di lunghezza era interamente liberato e pronto a ricevere le 33 tele delle battaglie che si allinearono tutte lungo le pareti, di cui 17 a sinistra entrando e 14 a destra e 2 all'estremità.

Comunque dopo febbraio 1834, degli altri cantieri si erano aperti un po' da tutte le parti del corpo centrale del castello. I più piccoli erano concentrati nell'appartamento che era occupato da Luigi XV poi Luigi XVI, dove si erano disposti i dipinti a soggetto civile e soprattutto militari su tutte le superfici possibili.

Allo stesso modo, nei Grandi Appartamenti, dove Luigi-Filippo aveva ordinato la rimozione dei caminetti, specchi e fregi per facilitare l'esposizione delle grandi tavole illustranti il Regno di Luigi XIV.

Al pianoterra sotto i Grands Appartements, dove 17 sale dovevano contenere 460 ritratti di ammiragli, connestabili, marescialli e guerrieri di tutti i tempi, le demolizioni furono furono infinitamente più drastici: smontaggio di quasi tutti i fregi degli appartamenti del Delfino e della Delfina, così come quelli delle Mesdames, le figlie di Luigi XV, che conservavano tuttavia la meraviglia del XVIII° secolo. Ciononostante si nota che i pannelli furono con cura deposti e riuniti in depositi.

Sulla Corte di Marmo (foto sopra), il piccolo appartamento di Maria Antonietta fu annientato, e la sua sala da bagno, riunita nell'anticamera del Delfino, formò la sala dei ritratti dei Re di Francia. Contemporaneamente, come il livello di parecchi spazi di questa parte del castello erano sopraelevato rispetto alle sale che si affacciavano ai giardini, tutto venne abbassato allo stesso livello, in conseguenza di ciò, all'esterno fu necessario appianare il suolo della Corte di Marmo.

La statua equestre, attualmente coi lavori attuali di restauro è stata posta fuori della Corte Reale, e messa nella Piazza d'Armi, fuori della cancellata.

Più avanti, all'entrata delle Corte Reale, fin da febbraio 1834, si intraprese le fondamenta del piedistallo che doveva ricevere una colossale statua equestre di Luigi XIV, e più ancora in avanti, nella Corte dei Ministri, si preparava la posa di 16 statue colossali di pietra rappresentanti dei grandi uomini di tutti i tempi, dall'abate Suger fino al Maresciallo Mortier.

Per l'Ala du Nord, ci si accontentò d'un programma architetturale minimo, che rispettava i grandi muri antichi. Al piano terra, 11 sale offrivano un riassunto della storia di Francia da Clodoveo a Luigi XVI, mentre al primo piano, dieci altre sale continuavano lo svolgersi della storia fino al 1836.

Nell'attico sopra, si allinearono i ritratti dei personaggi illustri di tutti i paesi. Sicuramente tutti queste sistemazioni avevano provocato delle distruzioni, fra cui la grande scala centrale, costruita da Mansart. La si rimpiazzò da una nuova posta all'estremità dell'ala.

Riguardo la Sala dell'Opera, che non era stata restaurata dai tempi di Luigi XVIII, fu rimessa a nuovo, ma snaturata tuttavia nella primavera del 1837 da una tinta rossastra.

Durante questo tempo, a mano a mano che c'era la disponibilità di saloni, si era proceduto all'installazione di tavole dipinte, secondo un principio uniforme che consisteva a renderli inamovibili incastrandoli nei decori e fregi del salone.

Evidentemente, siccome si trattava di illustrare la storia di Francia e tuttavia non esisteva un numero sufficiente di opere illustranti questo soggetto, bisognò costituire una collezione da ricercare qua e là, e commissionare la realizzazione di opere con questo soggetto a vari artisti, talentuosi o meno, per decorare le sale.

Ne risultò un dispiegamento di illustrazioni buttate là velocemente, la maggior parte senza alcun valore artistico o storico, come l'inenarrabile serie di 72 ritratti di sovrani di Francia, dall'improbabile Faramondo (qui sotto) fino a Luigi Filippo.

Insensibile alla piattezza e incoerenza di queste opere che affluivano da tutti gli ateliers, il Re ne risultava soddisfatto poichè ai suoi occhi solo contava la loro rapidità di esecuzione. In queste condizioni, e come le sale di guarnivano velocemente, Luigi Filippo pregustava una vicina inaugurazione del suo museo. Ma una data era prematura, e così fu costretto a spostarla più volte.

Alla fine si giunse al 10 giugno 1837. L'inaugurazione fu brillante e tutta l'elite della nazione vi fu invitata.

Dopo una lunga visita della Galleria delle Battaglie "dove la folla degli invitati che si pressava intorno al e non poteva stancarsi di ammirare le belle proporzioni e le ricche ornamentazioni di questa galleria totalmente nuova", vi fu il grande banchetto reale servito nella Galleria degli Specchi e nel Grand Appartement di Luigi XIV.

In seguito tutti si resero all'Opera dove furono rappresentati Le Misanthrope e dei frammenti di Robert le Diable. La serata si concluse con una visita del museo illuminato da candelabri. Verso le due di notte il Re si ritirò, andando a dormire al Grand Trianon, che era appena stato ristrutturato per poter esser utilizzato da lui e dalla sua famiglia reale.

Il mattino dopo alle 10.00, presentò la sua opera alle personalità dipartimentali e municipali di Versailles. Il pomeriggio il museo fu aperto al pubblico che potè sparvisi dentro, poi uscire per ammirare i Grandi Giochi d'Acqua, ed infine un fuoco d'artificio nel Grand Canal.

Senza dubbio quella domenica, i visitatori erano principalmente versaillesi, perchè il trasporto pubblico era insufficiente: per i parigini era difficile raggiungere Versailles, così come per i francesi e gli stranieri.

Versailles, stazione dei treni Rive Droite

Ora, il museo essendo destinato al più gran numero di visitatori, bisognava rendere facilmente raggiungibile la Reggia. Ciò spronò ben presto l'apertura di due linee di ferrovie: quella di Rive Gauche nel 1840 e quella della Rive Droite nel 1839.

Versailles, stazione dei treni di Rive Gauche

Per il Re, l'inaugurazione del museo e la sua apertura al pubblico non era che una tappa, perchè stimava di avere ancor molto da fare per condurre la sua opera alla perfezione.

Al pianoterra dell'Ala Nord, dal lato verso la corti e la strada, bisognava ancora creare le "5 sale delle Crociate" destinata a rimpiazzare con magnificenza la piccola "Sala delle Crociate", fatta provvisoriamente al primo piano dell'Ala Gabriel.

Bisognava anche realizzare nel piano superiore, sette nuove sale, di cui tre più grandi sarebbero state consacrate alle gesta militari del Regno di Luigi Filippo. Queste nuove realizzazioni comportarono evidentemente delle distruzioni irrimediabili di una quantità di appartamenti di antichi cortigiani.

Nello stesso tempo, si perfezionarono certi dettagli del museo, e, nel corpo centrale, si realizzò nel 1838 uno scalone monumentale al posto di quello un tempo occupato dalla Scala degli Ambasciatori di Luigi XIV (qui sotto in un modellino).

Questo costò la scomparsa di una piccola scala graziosa di Luigi XV, lo snaturamento della sala di biliardo di Luigi XVI e qualche distruzione nei piani mansardati.

Nel corso dell'anno 1839, i lavori intrapresi furono proseguiti, ma non si aprirono alcun nuovo cantiere. Per contro, nel 1840 iniziò la trasformazione dell'attico sopra i Grandi Appartamenti della Regina, dove gli antichi alloggi fecero posto a quattro grandi sale senza anima, servite da una scala detta "Escalier de Stuc", collegate a quello della Regina. Inutilmente d'altro canto, poichè in ragione delle difficoltà di budget della Lista Civile, queste sale restarono chiuse al pubblico.

Fu più difficile ancora per l'attico sopra il Grand Appartement del Re, dove i lavori intrapresi nel 1843 non furono mai terminati.

Fin ora, questo attico aveva contenuto tre grandi alloggi, un tempo occupati dai Duchi d'Ayen, de Maillé e di Richelieu.

Quello del Duca d'Ayen (un tempo quello di Madame de Pompadour) fu salvato in estremis, ma gli altri due benchè rimessi a nuovo nel 1815, furono distrutti.

Nel novembre del 1843, non restava che "quattro grandi sale di cui tutti i gessi dei soffitti demoliti lasciano vedere a nudo i legnami da costruzione , piombi ed ardesie ... il Re mi ha domandato di decidere un restauro poco dispendioso". Ma questo non si fece: questo attico conservò il suo sconcertante aspetto devastato, fino all'alba del XXI° secolo...

Nel 1848, quando Luigi Filippo fu costretto all'esilio la sua grande opera non era ancora terminata. Nell'Ala du Midi, di fronte al Grand Commun, le sale previste per esaltare la "Gloria politica e le Virtù civili" non furono nemmeno iniziate, colpa del budget e dei tempi.

Nondimeno, in seguito ed ancora per metà secolo, il Secondo Impero e la III Repubblica, completarono le collezioni del museo al fine di illustrare il seguito della Storia di Francia.

Ma i visitatori già iniziavano a disinteressarsene, perchè in fondo ciò che desideravano a Versailles, era stupirsi nella magnificenza di Luigi XIV, piuttosto che sorbirsi una lezione di storia.

Nei nostri giorni, nel corpo centrale, dove gli appartamenti Reali e Principeschi sono stati ricostituiti, non sopravvive più del museo se non la Sala dell'Incoronazione e la scala del 1838.

E se le Ali du Midi e Du Nord conservano ancora la maggior parte delle sale volute da Luigi Filippo, le une sono spesso chiuse al pubblico, le altre utilizzate per delle esposizioni temporanee, che ne nascondono i decori.

 A cura di

Arsace da Versailles e Faustina da Versailles

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