(Arpino, 1684 - Napoli, post 1745)

 

        Nel corso degli anni della sua prestigiosa carriera musicale, Domenico rafforzò i legami, non solo affettivi, con Ceccano,  la cittadina di origine della sua Famiglia, in cui si erano trasferiti, da tempo, i genitori ed i suoi fratelli.

 Stemma di Domenico Gizzi

         Proprio a Ceccano, Domenico volle lasciare un segno tangibile dell’alto grado sociale raggiunto e della ricchezza accumulata, innalzando un imponente palazzo, dalle proporzioni eleganti e raffinate, in Via Madonna degli Angeli, in parte sull’area ricavata dalla demolizione dell’abitazione del padre Igino.

         Con ogni probabilità, Domenico aveva in mente di stabilirsi definitivamente a Ceccano, al termine della sua carriera, per concludere i suoi giorni circondato dall’affetto dei familiari ed in particolar modo del fratello Pietrangelo, al quale era molto legato.

         La costruzione dell’edificio, ultimata nel febbraio 1736, costò a Domenico la somma di ben 2.132 scudi romani e 95 baiocchi (1).  

         L’elegante facciata del palazzo con ampio cornicione in stucco e finestre in pietra di peperino rosso, mostra un pregevole e raffinato portale in pietra viva, sul quale è scolpito lo stemma del musico, che ancora oggi si può ammirare in tutta la sua severa bellezza (2).

Portone d'entrata della "Casa Palaziata" del musico Domenico Gizzi a Ceccano

         All’interno del palazzo è ancora visibile lo scalone monumentale con volte, colonne, cornici e ovali in stucco, che richiamano direttamente le abitazioni patrizie napoletane della prima metà del XVIII secolo.

           Preziose indicazioni sulla disposizione delle sale e sul lussuoso arredamento sono fornite, circa mezzo secolo dopo la morte di Domenico, dall’"Inventarium Bonorum Bo: me: Josephi Gizzi", pronipote ed erede del Musico, rogato dal Notaio Magno Colantoni di Ceccano con atto dell’11 marzo 1807 (3).

         Alcune sale del palazzo erano arredate in modo davvero splendido e fastoso, con le pareti tappezzate di damasco rosso con cornici di legno dorate, seta verde con fiorami e setino rosso.  

         Gli arredi ed il mobilio denotavano un gusto squisito ed una particolare sensibilità del musico per l’arte pittorica, poiché nelle sale si conservavano non meno di centoquattordici quadri d’autore, con cornici in foglia d’oro o nere filettate d’oro, di diversa grandezza, fattura e qualità, un vero patrimonio artistico acquisito durante mezzo secolo di vita musicale, quasi “un museo privato”!

           Una collocazione d’onore era riservata al ritratto di Domenico Gizzi, certamente commissionato a Napoli dal maestro stesso, con cornice filettata in oro, che lo ritraeva con la parrucca, il volto paffuto, un prezioso anello nel mignolo della mano destra ed uno spartito musicale tenuto nella mano sinistra (4).

         Questa preziosissima testimonianza iconografica del musico venne conservato nel Palazzo fino agli inizi del XX secolo, quando, purtroppo, il dipinto fu tolto dalla cornice, arrotolato e poi disperso insieme ad altri oggetti (5).  

Primo Piano Casa Palaziata - restauri per il ripristino settecentesco

         Fra gli altri dipinti, si segnalavano numerosi quadri di soggetto religioso, come il Santissimo Crocifisso, la Vergine con il Bambino Gesù fra le braccia, Sant’Anna e Sacra Famiglia, Santa Cecilia patrona della musica, un Presepe in finissimo ricamo napoletano, tre altri quadri in ricamo e decine di dipinti raffiguranti vedute, “campagne”, vasi con fiori, putti e le stagioni dell’anno, insieme alla statua di San Sebastiano e ad una scultura raffigurante Gesù nel Sepolcro.

         Fatte le debite proporzioni, le considerazioni sul patrimonio del musico evidenziano una profonda similitudine con le vicende occorse alle ricchezze accumulate da Farinello.

         Infatti, anche il leggendario cantante volle costruire, nella Città di Bologna, una splendida villa chiamata il Farinello”, (dove egli si spense il 16 settembre 1782), in cui si poteva "ammirare un numero impressionante di opere di grandi maestri" (6), oltre 330 dipinti, stampe ed incisioni.

         Un singolare destino, purtroppo, ha accomunato le due raccolte artistiche, all’epoca considerate una testimonianza ammirevole delle alte doti intellettuali e culturali dei castrati e della prestigiosa condizione conseguita nella società settecentesca, poiché entrambe le collezioni risultano completamente disperse. A ogni modo, una miglior sorte è stata riservata all’abitazione di Domenico Gizzi, ancor oggi visibile, mentre della grandiosa villa bolognese di Farinello, abbattuta completamente nel 1949, resta solo il ricordo ed alcune immagini fotografiche che ne attestano l’incantevole bellezza.

Interno ultimo piano appartamenti allievi Domenico Gizzi

  Sulla permanenza di Domenico Gizzi a Ceccano abbiamo alcuni documenti molto importanti: due atti rogati dal Notaio Tommaso Bucciarelli, nel mese di giugno 1741, che testimoniano il soggiorno del musico nel suo palazzo di Via Madonna degli Angeli.

Probabilmente, questa fu l’ultima occasione in cui Domenico poté riabbracciare sua madre, Agata di Iorio, da molti anni residente a Ceccano, morta poi alla veneranda età di 91 anni, il 20 marzo 1745 e sepolta nella Chiesetta della Madonna degli Angeli, contigua al Palazzo Gizzi.

 

         Il 21 giugno di quell’anno, il musico effettuò l’acquisto di un appezzamento di terreno per la somma di 40 scudi (7), mentre il 27 dello stesso mese, due giorni prima di fare rientro a Napoli, egli stipulò un contratto con cui si impegnava ad ospitare nella sua abitazione di Napoli un giovane di Ceccano, allo scopo di impartirgli lezioni di musica.

         L’accurata descrizione delle clausole contenute nell’atto rende del massimo interesse questo documento. Da un lato Domenico si impegnava a perfezionare l’educazione musicale del giovane, ospitandolo e nutrendolo per quattro anni. Dall’altro, il giovane Luzio Marella avrebbe profittato delle lezioni private di un maestro di musica fuori del comune, beneficiando degli insegnamenti del suo concittadino, alle condizioni, però, di una ferrea disciplina, che attribuiva al maestro stesso i guadagni conseguiti dal discepolo negli anni di questo perfezionamento.  

dettaglio - Casa Palaziata di Domenico Gizzi

                    "Accommodatio Persone

          Die Vigesima Septima Junii 1741- Ind.e 4° Pont.us SS.mi D. N.ri PP. Bened.i XIV - Anno                        1°.            

P.nte, e personalmente cos.to l’Ill.mo Sig.re D. Dom.co Gizzi figl: della bo:me: di Ginio da Ceccano D.si di Ferentino da me Not.o benissimo conosciuto di sua spontanea volontà, et in ogn’altro meglior modo, per far cosa grata solamente alli Sig.ri Ludovico, e Luzio fratelli carnali Marella, promette, e solennamente s’obbliga pigliare in sua propria Casa in Napoli d.o Sig.r Luzio Marella, acciò il medesimo Sig.r Luzio possa perfezionarsi nella Professione di Musica, et ivi dare à d.o Marella la Scuola di Musica; conforme s’obliga d.o Sig.r Dom.co darcela con ogni carità, et attentione, come anche d.o Sig.r Dom.co Gizzi promette mantenere d.o Luzio di vitto per anni quattro continui, da principiare subito, che d.o Luzio sarà uscito fuori dal Conservatorio della Pietà di Napoli nel quale al presente è obbligato stare ...        Vice versae, et correspective p.nte e personalmente cos.to il sud.o Sig.r Luzio Marella figliolo del qm Saverio parimente da Ceccano da me No.ro parimente conosciuto, quale minore di anni venticinque ... di Sua Spontanea volontà, et in ogn’altro miglior modo, promette e si obbliga di stare in Casa di d.o Sig.r Dom.co Gizzi in Napoli per anni quattro continui, e che debba stare à tutta l’ubidienza di d.o Sig.r Dom.co, senza mai replicare al mede.mo, come pure non uscire mai da casa durante d.o. tempo di quattro anni senza licenza di d.o Sig.r Dom.co et ancora d.o Marella promette, e si obliga non pretendere cosa alcuna da d.o Sig.r Dom.co Gizzi durante detto tempo di quattro anni di ciò che d.o Luzio potesse mai guadammiare, il che tutto si intenda di d.o Sig.r Dom.co Gizzi, perché così è e non altrimenti, e acciò che d.o Sig.r Dom.co Gizzi ritenga d.o Luzio per detti quattro anni in Sua casa in Napoli, ora manualmente, et inconti.e d.o Sig.r Dom.co hà, e riceve dalli suddetti Ludovico e Luzio germ: fratelli Marella Scudi quaranta m.ta romana di giuli X per Scudo" (8).

           Il Marella non fu certamente l’unico ceccanese a profittare dei rapporti influenti e del ruolo rivestito dal Gizzi nel mondo musicale napoletano. Infatti, un atto del Notaio Giovanni Andrea Marella, del 23 novembre 1736, espone a chiare lettere che proprio grazie ai buoni uffici di Domenico Gizzi, un giovanissimo chierico di Ceccano, Domenico Malizia, figlio di Domenico Antonio e di Domenica, che manifestava una particolare disposizione per l’arte musicale, venne accolto, come alunno, nel Conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli, per un periodo di studi di sette anni (9).

       Altri atti notarili testimoniano la determinazione con cui Domenico volle incrementare il vasto patrimonio immobiliare di sua proprietà. I contratti relativi all’acquisto di alcuni appezzamenti di terreno nelle varie contrade di la Maiura, li Carmi, Valle Rovagno, la Via Piana, li Tocchi, la Fontana, la Madonna dell’Arco, le Pantana, vennero stipulati a Ceccano, in nome e per conto del musico, dal fratello Pietrangelo (10).

           Sui beni di Domenico siti nel territorio della Città di Arpino non vi erano notizie, anche a causa della completa dispersione dell’Archivio Notarile di Arpino avvenuta durante la seconda guerra mondiale. Il rinvenimento di alcuni atti notarili stipulati a Ceccano, ma riguardanti il patrimonio del musico nella Città di Arpino, ha permesso di far luce parzialmente sulla questione.  

 

 

 

 

 

 

 

 

Attico della Casa Palaziata di Domenico Gizzi - restaurata

         Fra i beni di Domenico erano compresi un Palazzo posto nella zona il Quartiere del Ponte ed alcune tenute con vigne ed oliveti, nella Contrada Magneto di sette tomoli e in Contrada Pallesco, di otto tomoli, con casina e forno, come indicato in un atto del Notaio Magno Colantoni di Ceccano:

           "Nel Nome di Dio così sia. L’Anno del Sig.re mille settecento novanta sei. Il di venticinque del mese d’agosto. L’indizione rom.a XIV. L’anno XXII del Pont.o di N.ro Sig.re Pio per Div.a Provid.a PP. VI.

         Cost.o personalmente avanti di me Not.o, e Test.i infr.i l’Ill.mo Sig.re Giuseppe Gizzi della bo:me: Antonio di Ceccano à me cog.to, il quale ha dato e concesso in affitto da durare per un sessennio continuo dà principiare in oggi, e terminare, come siegue, e con l’infr.i patti, e condizioni, à Gabriele Pizzoli del q.m Felice della Città d’Arpino in Regno ora qui in Ceccano sud.o per il p.nte atto, e à me parim.ti cog.to, p.nte, ed accett.e per se e suoi due Possessioni arborate, e vitate poste nel Territ.o sud.o d’Arpino, la p.ma cioè in c.da Magneto di cap.ta Tom.li sette circa all’uso d’Arpino conf.e con li Beni di Casa Bianchi, del Ven. Monast.o di S. Chiara, strada pub.a salvi. L’altra Possess.e in c.da Pallesco di cap.tà Tom.li otto c.a al d.o uso con casetta rurale di tre stanze, due cioè terrate e una superiore con suo Forno tramezzata dalla strada pub.a, e conf.e con li Beni della Casa Mortaroli, e della Casa Colamasi, del Ven: Monastero di Casamara in due lati, e d.o Pizzoli affitt.rio salvi. e altresì il Palazzo dentro d.a Città d’Arpino in c.da il Quartier del Ponte giusta li suoi noti confini...

Scorcio interno della Casa Palaziata di Domenico Gizzi

         Qual’Affitto de Beni come sopra posti e confinanti l’ha fatto d.o lodato Sig.r Gizzi à fav.e di d.o Pizzoli, e suoi per l’annuo affitto di Ducati novanta m.ta regia buona, e corrente dà pagarsi d’agosto in Agosto di ciascun anno qui in Ceccano liberam.te, e senz’alcun’eccezz.e" (11).

Interno appartamenti terzo piano Casa Palaziata

           Con atto del Notaio Lorenzo Guerrucci del 9 dicembre 1805, l’Illustrissimo Signore Giuseppe Gizzi, figlio del fu Antonio e pronipote di Domenico, procedeva alla vendita del Palazzo di Arpino, posto in Contrada Quartier del Ponte, ai Signori Sangermano che vi istalleranno un noto laboratorio di produzione di stoffe:

           "avendo trovato l’Ill.mo Sig.re Raffaele San Germano della sud.a Città di Arpino per tutti li suoi particolari negozj dal Sig.r Vittorio San Germano suo Padre, il quale hà mostrato desiderio di acquistare questa med.a Casa per farci tutto ciò, che occorrerà, e ridurla ad uso di opoficio per la fabrica del Panno" (12).

         Il prezzo per la vendita venne fissato in trecento ducati di Regno di carlini dieci per ducato, dei quali il Signor Raffaele Sangermano ne versava subito centocinquanta, con l’impegno di versare il residuo con due rate uguali da settantacinque ducati ciascuna, la prima nel mese di ottobre del 1806 e la seconda entro il mese di ottobre del 1807.

dettaglio boiserie porta interno Casa Palaziata di Domenico Gizzi

           Con l’Atto di "Quietanza" rogato in Ceccano dal Notaio Pier’Antonio Orlandi, in data 14 febbraio 1810, il Signor Raffaele Sangermano provvedeva al pagamento del saldo finale di ducati trenta per l’acquisto del palazzo di Arpino, in favore dei figli del defunto Giuseppe Gizzi, Luigi e Tomasso. Nell’atto, Don Stanislao Colantoni, tutore del minore di età Tomasso Gizzi, precisava la provenienza del palazzo dal patrimonio del Musico Domenico Gizzi:

           "d.a Casa lasciata con titolo di fide commisso della bo.me. di Domenico Gizzi di loro Prozio come dalla di lui disposizione testamentaria" (13).  

Salita al 4 piano stanze allievi Domenico Gizzi

           Il Musico Gizzi, seppur gravato da impegni ed incarichi incessanti, conservò uno stretto legame con la sua terra natale di Ciociaria, come testimonia la petizione indirizzata alla Segreteria del Vicerè nell'aprile 1717:

           "Domenico Gizzi musico soprano della Real Cappella supplicando espone à V.E. come ritrouandosi da molto tempo manifestamente trauagliato con mal di petto, per cui è stato consigliato da medici per ricuperare la salute andarsene per qualche tempo all’aria nativa; perciò supplica V.E. che voglia concederli licenza per infino alli ventitrè dell’entrante Mese di Maggio, frà il qual tempo non ne s’incontra alcuna funzione di Cappella Reale, eccettuatone il solito sabbato, per cui lascia in sua vece un’altro soprano della mede.ma Real Cappella" (14).

          Numerosi periodi di permanenza in Ciociaria, sia ad Arpino che a Ceccano, sono documentati dalle licenze ottenute dal Musico negli anni 1737, 1741, 1750 (nei mesi di ottobre-dicembre egli risiede a Roma, in occasione dell’Anno Santo),  1753 (ottiene quattro mesi di licenza dal marzo al giugno, per motivi di salute) e nel 1756 (da aprile a novembre) (15).

Terzo piano Casa Palaziata Domenico Gizzi

           Nei rapporti con i suoi familiari, Domenico si comportò con grande generosità ed affetto, sempre disponibile e comprensivo nel venire incontro alle loro esigenze, come evidenziano alcuni atti notarili stipulati in occasione del matrimonio della sorella Anna con il Signor Felice Scoppetta, fratello dell’Abate di Santa Maria a Fiume di Ceccano, Don Giuseppe Antonio. Nella costituzione di dote contenuta nei capitoli matrimoniali del 15 marzo 1718, Domenico Gizzi attribuiva alla sorella 100 scudi "di mera sua liberalità" (16).

Finestra camere degli allievi su strada esterna Casa Palaziata di Domenico Gizzi Portale con ferro battuto originale del settecento

           Quattro anni dopo, nel 1722 Domenico elargiva la somma di 400 ducati alla sorella Cecilia ed al marito di questa il Sig. Domenico Lancia di Arpino, i quali istituirono un censo corrispondente sulla loro abitazione arpinate posta nei pressi della Piazza Pubblica. Nel suo testamento, Domenico dispose con grande magnanimità le sorti di questo censo, che, comunque, si trascineranno per molti anni anche dopo la morte del musico. Le incombenze relative saranno risolte con due transazioni: la prima la "Concordia" del 10 luglio 1764, con cui Pietrangelo attribuiva effettivamente ai figli del defunto fratello Giuseppe, Domenico Nicola, Agnese, Perfetta e Agata, il legato di duecento ducati prescritto nel testamento del musico (17) e la seconda stipulata il 10 ottobre 1766, fra i cugini Don Vincenzo Gizzi, figlio di Pietrangelo e Giovanni Abbundio Lancia, della Città di Arpino, figlio di Domenico e Cecilia Gizzi (18).

Altra angolazione Terzo Piano Casa Palaziata Domenico Gizzi

 

1) Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Atto del Notaio Giovanni Marcelli del 21 febbraio 1736, faldone 170, ff. 5-6, 23-24, rr et vv. Si vedano anche gli atti dello stesso notaio Marcelli del 2 febbraio 1736, faldone 170, ff. 2-4 e 25-27, rr et vv.

 

2) Questa notizia sulla provenienza del Portale, tramandata oralmente fino ai nostri giorni, mi fu gentilmente comunicata dal Signor Pietro Masi, che l’aveva appresa direttamente, negli anni cinquanta, dal Signor Romolo Bruni, Comandante della Polizia Municipale di Ceccano, discendente per parte della madre, Colomba, dalla Famiglia di Pietrangelo Gizzi. Lo stemma scolpito sul Portale e cioè “la colomba recante nel becco un ramoscello d’ulivo, ferma sui monti a tre cime”, è quello dei Gizzi di Ferentino, come si può constatare, confrontandolo con lo stemma in ceralacca del Canonico Paolo Antonio Gizzi, Nobile di Ferentino, Revisore Apostolico degli Archivi delle Province di Campagna e Marittima, conservato nell’Archivio di Stato di Frosinone. Secondo la testimonianza orale del Signor Quirino Masi, Ufficiale di Stato Civile del Comune di Ceccano, nella parete di fondo dell’androne dell’ingresso principale, fino alla metà del XX secolo, era possibile ammirare due putti alati in stucco, di notevoli dimensioni e volgenti lo sguardo verso il portale d’ingresso, che sorreggevano un ovale in stucco, della stessa fattura di quelli conservati nello scalone.

 

3) Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Atto del Notaio Magno Colantoni dell’11 marzo 1807, "Inventarium Bonorum Bo:me: Josephi Gizzi", faldone 266, Protocollo 533, ff. 181r-198v.

 

4) Testimonianza resa dalla N.D. Maria de Sanctis, figlia di Margherita Gizzi erede del Palazzo di Ceccano. Si veda anche l’Inventarium citato, al f. 188v.

 

5) Purtroppo, il ritratto del Musico venne tolto dalla cornice per far posto ad uno specchio e poi alla morte di Caterina Gizzi (nel 1907) fu gettato via. Tale vicenda fu narrata alla N.D. Maria de Sanctis, dalla nonna Maria Bragaglia, figlia di Filippo e Caterina Gizzi e moglie a sua volta di Giovanni Gizzi, figlio di Vincenzo Giuseppe.

 

6) PATRICK BARBIER, Voce Sola, Vita e musica di Carlo Broschi detto Farinelli, Rizzoli, Milano 1995, pag. 188.

 

7) Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Notaio Tommaso Bucciarelli, Faldone 196, ff. 8-9, 114-115, r et v. Riguarda un appezzamento di terreno posto nella Contrada Santa Lucia della capacità di tre tomboli. Sono testimoni dell’atto l’Abate Giuseppe Antonio Scoppetta, del fu Giovanni Battista e il domestico napoletano del Musico, Paolo Castellano, figlio di Ignazio.

 

8) Ibidem, ff. 10 r et v e 113 r et v. L’atto si conclude con le precise note sul luogo di stipula dell’accordo, "Actum Ceccani, Domi d.i D. Gizzi", sita nei pressi della Chiesa della Beata Vergine Maria degli Angeli, alla presenza dei testimoni l’Abate Giuseppe Antonio Scoppetta, figlio del fu Giovanni Battista e del Rev. Don Pompeo Giovannone, figlio del fu Salvatore.

 

9) Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Atto del Notaio Giovanni Andrea Marella del 23 novembre 1736, faldone 145, ff. 199-200, rr et vv.

 

10) Si ringrazia lo storico di Ceccano, Carlo Cristofanilli, che ha rinvenuto alcuni atti notarili relativi nell’Archivio di Stato di Frosinone: Fondo notarile di Ceccano, Notaio Loreto d’Ambrosi, prot. 5°, faldone 180, ff. 438 r et v, 457 r, acquisto del 20 agosto 1748; prot. 7°, faldone 182, ff. 187 r et v, 188 recto, acquisto del 24 febbraio 1753. In seguito, l’autore della presente memoria biografica ha avuto modo di rinvenire numerosi atti notarili relativi a Domenico Gizzi. Il 30 settembre 1731, con atto del Notaio Angelo Cerroni, Domenico Gizzi acquista un terreno posto in Contrada la Maiura a Ceccano della capacità di tre tomboli. L’atto viene stipulato in nome e per conto del musicista, dal fratello Pietrangelo (Fondo Notarile di Ceccano, Notaio Angelo Cerroni, faldone 139, prot. 335, ff. 62-63 rr et vv). Tre atti in favore di Domenico furono rogati nell’agosto del 1732 dal Notaio Gaspare Marella.

 

11) Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Atto del Notaio Magno Colantoni del 25 agosto 1796, Faldone 262, Prot. 524, ff. 7 r et v e 14 r.

 

12) Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Atto del Notaio Lorenzo Guerrucci del 9 dicembre 1805, Faldone 255, Protocollo 506, f. 1 r et v.

 

13) Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Notaio Pier’Antonio Orlandi, Fald. 281, Prot. 583, foglio 546r.

 

14) Archivio di Stato di Napoli, Segreteria del Viceré, Anno 1717 fascio 1474, documento del 24.IV.1717.

 

15) Archivio di Stato di Napoli, Segreteria dell’Ecclesiastico, Real Dispacci, Voll. 160, fol. 127v; 163, fol. 26v; 193, fol. 30r.

 

16) Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Notaio Domenico Giovannone, Faldone 128, f. 139v.

 

17) Atto del Notaio Loreto d’Ambrosi di Ceccano, del 10 luglio 1764. Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Faldone 190, Prot. 414, fogli 105v e 128 r et v.

 

18) “Concordia e Transattione fra li Sig.ri D. Vincenzo Gizzi da una parte, e Giovanni Abbundio Lancia della Città di Arpino dall’altra”, del 10 ottobre 1766. Atto del Notaio Loreto d’Ambrosi, Archivio di Stato di Frosinone, Archivio Notarile di Ceccano, Faldone 191, ff. 151-153 rr et vv e 167 r et v.

 

Camera da letto allievi Domenico Gizzi nella Casa Palaziata 

Vai a 10 - Il Testamento di Domenico Gizzi

A cura di

Il Principe del Cembalo - Rodelinda da Versailles

Arsace da Versailles - Faustina da Versailles

Arbace - Alessandro - Andrea & Carla

Un enorme grazie a

Avvocato Stefano Gizzi

Nei restauri, ancora in corso, con Stefano Gizzi, hanno collaborato e si ringraziano:

1) il Maestro Ebanista COLOMBO VERRELLI, che ha restaurato le porte, ne ha realizzato di nuove sempre secondo lo stile dell'epoca, ha restaurato alcuni mobili fra cui lo scrittoio del Musico Domenico Gizzi ridotto in cattivo stato.

Scrittoio originale di Domenico Gizzi - restaurato dal maestro Maestro Ebanista COLOMBO VERRELLI

2) il Maestro FRANCESCO BARTOLI, pittore e decoratore, per la scelta dei colori, la definizione degli stessi con le tonalità assolutamente dell'epoca e l'arredamento delle sale con materiali, carte e stucchi, rigorosamente d'epoca.

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