(Abbeville, battezzato il 21 Marzo 1696 - Parigi, 5 Novembre 1760)

Le ricerche più dettagliate su Février, dovute al lavoro di E. Kocevar, correggono molti punti esposti nella biografia presente nel The New Grove, ed i dati che seguono fanno perno alle ricerche che Kocevar ha dedicato al compositore.

A nascita risale al 21 Marzo 1696, in Picardia, e precisamente ad Abbeville, e fu battezzato lo stesso giorno della nascita. Egli era i primo dei figli di Pierre Février (od anche Febvrier) senior, e Marie Anne Lescouvette, che si erano sposati il 28 Settembre 1695, solo sei mesi prima.

Era una famiglia di musicisti, che annoverava organisti da parecchie generazioni: 

suo padre, Pierre Février (1669 – 1706) era organista del Collegio Reale di Saint-Vulfran ad Abbeville;

suo zio, Charlez Le Duc (1654 – 1683), e suo cugino, Jacques Noblet (1684 – 1725), erano ugualmente degli eminenti organisti locali. 

Pierre Fèvrier figlio studiò l’organo ed il violino durante la sua infanzia. 

Il 4 Febbraio 1707, circa sei settimane prima del suo undicesimo compleanno, e circa otto mesi dopo la morte del padre, Pierre ottenne la carica di organista a Saint-Vulfran; non entrerà però ufficialmente in funzione se non il primo novembre 1714, all’età di 18 anni, cosa che affianca la vita di Février a quella di Couperin.

Février è senza dubbio lo stesso Febvrier, del quale si sa che tenne l’organo della piccola Chiesa parrocchiale di Sainte-Catherine ad Abbeville dal 1713 al 1716.

Février arrivò a Parigi verso il 1720. 

Si conoscono poche cose su di lui fino al 1734, momento in cui si era stabilito definitivamente nella capitale come “organista e maestro di clavicembalo”; la pagina del titolo dei suoi Pezzi di Clavicembalo, pubblicati nello stesso anno, ci informa che abita in ” rue St-Honoré à la Coupe d’or viv-à-vis la rue des Bourdonnois”.

Verso il 1740, egli trasloca, vicino al Louvre, la “rue du Cocq, proche les Pères l’Oratoire, à la porte cochère à droite” (si veda la pagina di titolazione della Terza Cantatille).

Successivamente egli visse in “rue de Grenelle Saint-Honoré porte cochére proche la Pie” (pagina di titolazione del Rossignol), il suo ultimo indirizzo fu la rue des Vieux-Augustins, vicino all’ultima casa di François Couperin.

Nel 1754, egli era sufficientemente conosciuto per esser citato da Marpurg nel numero dei “più celebri organisti e clavicembalisti francesi del nostro tempo”.

Nel 1728, Fèvrier sposò Gabrielle-Brégide Autin. Si sa ora che egli ebbe almeno tre, se non quattro figli; si conosce il nome di due bambine, Pierre Brégide, nata tra il 1729 ed il 1740, e Cécile Anne, probabilmente nata nel 1741.

L’inventario stabilito dopo il decesso di Fèvrier fa riferimento ad un prestito di 50 livree che ricevette da Mr. Gary (Maestro Pierre Garry) per pagare le esequie di un figlio, morto molto giovane, sebbene non siano citati né il nome né la data di dipartita. Si fa infine riferimento ad una figlia nata il 6 febbraio 1749, e battezzata il giorno dopo a Saint-Eustache.

Il contratto di matrimonio  precisa che Fèvrier era organista titolare del convento giacobino (nella strada Saint-Honoré, vicino alla sua abitazione): egli si occupò di queste funzioni dal 1721 fino alla sua morte. 

Dal 1732 al 1740, egli era titolare dell’organo di Saint-Opportune. 

Nel 1737, il “Calendrier Historique, avec le Journal des cérémonies” riferisce alla pagina 134 che si poteva ascoltare Février all’organo di Saint-Roch ed al “Collège des Jésuites” aggiungendo che egli suonava anche qualche volta alla “Sainte Chapelle du Palais”, senza nessun dubbio anche come sovrintendente. 

Kocevar ha stabilito che il compositore è morto il 5 novembre 1760, a seguito di una malattia misteriosa; sua moglie gli sopravvisse per 19 anni e fu sepolta a Saint-Germain l’Auxerrois a Parigi.

L’inventario steso dopo la morte di Pierre Fèvrier, conservato agli Archivi Nazionali è datato 13 novembre 1760. Non era ricco, come si poteva percepire in occasione delle esequie del figlio morto dove ricorse ad un prestito per il funerale. 

L’ammontare dei beni è stimato in 1273 livree, ma i debiti ammontavano a 950 livree. Vi figurano fra i numerosi mobili e strumenti musicali, due clavicembali in pessimo stato: “un clavicembalo da restaurare di cui mancavano i saltarelli ed i tasti” e “un altro mediocre clavicembalo fuori servizio”. Fèvrier possedeva un Salterio, un violino ed un fodero di viola.

Due altri articoli fanno specificatamente riferimento ai libri di musica di Fèvrier. Un pacco di musica incisa e stampata, sonate e pezzi per clavicembalo, forse degli esemplari non rilegati di opere dello stesso Fèvrier, ed una collezione di 23 volumi in 8 e oblunghi di musica incisa sia vocale che strumentale, che si presume fossero anch’esse sue produzioni.

Infine figurano 114 tavole di stagno stampato in musica, stampate da Fèvrier stesso.

Il ritratto di Fèvrier è stato ricordato in una piccola battuta di un albo monumentale (distrutto nel corso della Seconda Guerra Mondiale) presentante gli uomini celebri d’Abbeville; l’autore era il pittore locale Pierre-Adrien Choquet (1748-1813).

 L’effige di Fèvrier deve esser stata presa in prestito da un ritratto più antico, poiché l’albo fu portato a termine nel 1802, ben dopo la morte del compositore. 

 

 

 

Quattro opere pubblicate da Fèvrier sono sopravvissute, tutte incise da Louis Huè (1699-1768):

Les Pieces de clavecin del 1734, (il primo Libro pour le clavecin) di cui non si conoscono che due soli esemplari, entrambi presso al Biblioteca Nazionale di Francia;

Una cantatille, intitolata Le besoin d’aimer, per soprano, flauto e continuo, sempre del 1734;

Un’altra cantatille, intitolata Vulcain dupè par l’Amour, per basso, violino e basso continuo, pubblicato intorno al 1742, che testimonia una perfetta maestria nel genere. 

Sopravvivono due esemplari di ogni opera, e si trovano sempre alla Biblioteca Nazionale di Francia, con l’eccezione de Le besoin d’aimer, il cui secondo esemplare si trova alla British Library.

A parte queste composizioni, almeno due opere stampate sembrano adesso ancora perdute. Il mercante di musica Leclere cita nei suoi cataloghi, a partire dal 1737, un secondo libro di pezzi per clavicembalo.

Una vendita a La Haye nel 1759 della biblioteca musicale di Nicolas Selhof comprende al numero 528 del catalogo stampato, un esemplare del Secondo Libro di clavicembalo, venduto nel pomeriggio del 5 giugno 1759.

Inoltre Vulcain dupé par l’Amour porta il sottotitolo  di “III Cantatille”, sottointendendo così che una seconda opera fu pubblicata fra il 1734 ed il 1740; il catalogo di Leclere fa infatti stato della pubblicazione di una cantatille di Fèvrier intitolata L’Amant discret.

Si sa che Fèvrier compose numerosi altri pezzi: almeno due mottetti sono perduti, che, secondo il Mercure de France, furono eseguiti al Concert Spirituel: un “Petit motet”, dato la domenica della Passione, il 18 marzo 1736; ed un “Motet à grand choeur” per la festa dell’immacolata Concezione, l’8 dicembre 1741.

Infine il “Privilege Général” des Pièces de Clavecin, datato dall’11 al 13 Giugno 1734, aggiunge che Fèvrier ha composto parecchi pezzi d’organo, e di clavicembalo ed altre opere di musica strumentale, che erano apparentemente vicine alla pubblicazione. Fino ad oggi, nessuna di queste opere ha visto la luce.

I quattro volumi incisi che sopravvivono hanno necessitato di 92 tavole incise (e non 88 come disse Kocevar), 13 e 18 per le 2 cantatilles, rispettivamente 21 per la cantata e 40 per il Primo Libro di Clavicembalo. 22 di meno delle 114 citate nell’inventario.

Si sono citate anche 2 altre opere stampate di cui non esiste nessun esemplare conosciuto: la seconda cantatille (che ha necessitato di 15 tavole) e un Secondo Libro di pezzi per clavicembalo, annunciati con uno sconto pari alla metà del prezzo originario (tre livree e mezzo in luogo di sei livree per il presente volume), che verosimilmente ha richiesto circa 20 tavole. 

Nel momento della morte di Fèvrier, sembra dunque che mancassero alcune tavole.

I Pezzi per clavicembalo

Il solo libro di musica di clavicembalo di Fèvrier che sopravvive può sembrare abbastanza sottile – certi libri di François Couperin sono grossi il doppio – ma le sue dimensioni sono comunque normali per l’epoca. Lo stampatore, Louis Hue, era uno dei più importanti di questo periodo. 

La musica stampata da Couperin, Rameau, Daquin e Mondoville, tra l’altro, porta il marchio del suo elegante lavoro. Non c’è dedica nel volume di Fèvrier, né una tavola di ornamenti. 

Inoltre, i nomi propri che ci avrebbero forse permesso di farli risalire  ad eventuali mecenati o allievi, sono curiosamente assenti. La Magnanime, per esempio, non sembra fare riferimento ad un mecenate, benché essa figura in apertura del volume. La sola dedica musicale conosciuta di Fèvrier è quella alla Contessa de La Mark, a cui dedicò la cantata Le Rossignol (cantata a voce sola con simphonie).

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Notizie ulteriori sul Second Livre de Piéces de clavecin (dopo 1734 e prima 1737)

Un esemplare unico di quest'ultimo è stato ritrovato alla fine degli anni 1990 in una collezione privata negli archivi della Famiglia d'Arenberg in Belgio.
Esso comprende due Suites alternanti pezzi di danza con brani di carattere:

1ère Suite en Sol mineur (Les Liens Harmoniques - Rondeau; La Caressante - Rondeau; La Fertillante; La petite Coquette; Tambourin - Rondeau)

2e Suite en Do mineur (Allemande; Les Tendres Tourterelles - Rondeau; Les Croisades - Rondeau; Menuet)

 

 

 

 

           

S. Wallon, in MGG;

G. Vasseur, Pierre Février et sa famille, Abbeville, 1960;

D. Fuller, in GROVE

Les Pieces de clavecin di P. Fevrier sono di  particolare interesse per la loro originalità stilistica, assimilando, in modo tutto personale, senza discostarsi formalmente dallo stile di F. Couperin.

Le due fughe meritano particolare attenzione, non tanto perchè sono gli esempi più antichi di questa forma nella letteratura clavicembalistica francese, ma per la loro grande qualità.

La nostra disamina sarà sulla fuga contenuta nella Seconda Suite in mi minore sotto due prospettive, l'uno storico stilistico, l'altro - ed  è proprio per questo motivo la nostra scelta ricade proprio sulla fuga in questione - di carattere esecutivo.

Ritengo, ed anche ormai la consolidata critica musicale, che l'utilizzo della fuga nei "Pieces de Clavecin" di Fevrier sia un elemento innovativo nella lettura clavicembalistica coeva, e non tanto un retaggio delle fughe utilizzate nella musica organistica francese (si rammenta che la fuga nella letteratura organistica francese dell'epoca era semplicemente relegata a semplice funzione liturgica).

Si è in una epoca di transizione, dove da una parte lo stile di F. Couperin è pienamente dominante (si pensi ai Pieces de Clavecin di F. D'Agincourt), dall'altra l'influenza di J.P.Rameau si fa sentire non solo dai suoi pieces de clavecin, ma anche dalle sue innovative rappresentazioni operistiche (B. De Bury - La Pythonisse ).

Un orientamento della critica musicale, ritiene che Fèvrier nella sue fughe sia stato influenzato stilisticamente da G. F. Haendel:

Pieces de Clavecin pubblicati a Londra nel 1720 e a Parigi nel 1736

A mio avviso l’influenza di Haendel sulla letteratura clavicembalistica Francese è da ravvisare in modo particolare nei Pieces de Clavecin di Jean Odeo Demars del 1734.

Nel nostro caso, la critica musicale tendente a sostenere l’influenza di Haendel  nelle fughe di Fevrier, trova fondamento in una affermazione che fece  F.W.Marpurg nel Beruhmte franzosiche Organisten und Clavieristen Historich-Kritische Beytrage zur Aufinahme der Musik – Berlino ,1754, il quale giudicava i pieces de Fevrier  delle belle fughe alla maniera di Haendel. 

A mio avviso, ciò che accomuna  Haendel a Fevrier , è la grande densità di tessitura e l’ampiezza strutturale dei brani, in questo caso la fuga in oggetto, la fuga in si minore della terza suite, e altri brani, come per esempio, La Magnamine o le Labyrinthe.

Bibliografia

Jean-Paul Montagnier: ”La fugue pour clavier en France vers.1700”

Revue de musicologie 76/2,1990, pp.173-186

F.W.Marpurg: Opera sopra citata

Qui si propone la succitata Fuga tratta dalla SECONDA SUITE di Pierre Février, su cui si prosegue la dissertazione di seguito:

 

 
 

Ho chiesto gentilmente al maestro Claudio Di Veroli di fornire un commento sull'interpretazione delle notes inégales nelle fughe francesi, e specialmente in questo pezzo di Pierre Février, e lo ringrazio per la grande disponibilità e per la relazione che ha fornito inerente a questa fuga.

Il Principe del Cembalo

Commento tecnico - esecutivo 

La prassi delle notes inégales nella musica barocca francese è assai chiara per danze e passaggi in scale; lo è un po' meno in pezzi e passaggi di altro tipo. Comunque la fonte principale, Hotteterre 1707 e 1719, non limita affatto le inégales a passaggi diatonici. Fin dalle registrazioni ed edizioni di Kenneth Gilbert negli anni settanta, gli specialisti in barocco francese sono coincidenti: le inégales sono la norma, non l'eccezione, e un pezzo barocco francese va suonato con inégales A MENO che vi sia una buona ragione in contrario. Tra altri me lo ha confermato di persona William Christie quando ci siamo trovati a Buenos Aires una quindicina di anni fa. 

Circa le fughe, siccome i barocchi francesi (tale François Couperin) consideravano il contrappunto una tecnica italiana, che per lo più soltanto usavano sull'organo, alcuni ne vogliono dedurre che le fughe francesi non vanno suonate inégales. Se la deduzione è assai discutibile per le fughe per organo di F. Couperin, non vi è invece dubbio alcuno per questa fuga per cembalo di Février: battuta di due minime, ciascuna divisa in quattro crome relativamente (ma non troppo) veloci, nessuna semicroma, tutte le condizioni quindi per suonare le crome inégales.

Come al solito, quando l'autore vuol mettere una nota su tempo forte in evidenza, vi aggiunge un mordente se la melodia è ascendente, un trillo se è discendente. In alcuni casi, soprattutto nella prima croma di alcune battute, si può sostare un po' di più prima di continuare. In questo pezzo le inégales continuano anche quando, per poche battute, si cambia a passaggi tipo accordo arpeggiato: non vi sono cambiamenti ritmici, quindi nessuna ragione per sospendere l'inégalité. Quanto all'intensità delle inégales, per diverse ragioni (vedi il Capitolo 4 con un trattamento completo delle inégales in un recente libro, http://play.braybaroque.ie/), decisamente è preferibile farle con un'inégalité non troppo pronunziata. "

Claudio Di Veroli

 
 

Qui si continua aggiungendo un secondo brano di Pierre Février tratto sempre dalla SECONDA SUITE per clavicembalo solo, denominata LE LABYRINTHE - LEGEREMENT:

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A cura di

I basilari apporti e commenti tecnicistici critici sono ad opera de 

Il Principe del cembalo

a cui vanno tutti i ringraziamenti possibili.

Si ringrazia anche il Maestro Claudio Di Veroli per la disponibilità

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