Accademia Nazionale di San Luca
ROMA, SABATO 18 OTTOBRE 2008, ORE 19.00

ROMABAROCCA ENSEMBLE
ALLA GOF ED ANGELO MANZOTTI
SOPRANO E SOPRANISTA

LORENZO TOZZI
DIRETTORE

Recensione a cura di
Arsace da Versailles e zadok

Alla Gof ed Angelo Manzotti

 

Il Godimento dell'Anima

 

Questo è stato il più bel commento che ho udito pronunciare poche ore fa da una signora, dopo il concerto, rivolgendosi direttamente al Maestro, ossia il sopranista.

Ed in effetti il sottoscritto può confermare. Stasera, infatti, ho assistito a questo bel "CONCERTO PER GALATEA" organizzato a Roma dall'Accademia Nazionale di San Luca in occasione della Festa di San Luca (che cade appunto il 18 ottobre) e dell'apertura dell'Anno Accademico 2008-09, che si è tenuto nella sede storica di Palazzo Carpegna sito accanto alla Fontana di Trevi. Precisamente è stata scelta, come luogo del concerto, la SALA GALATEA, che prende il nome dal famoso dipinto di Pietro da Cortona, e dove il sopranista Angelo Manzotti (nella parte di Aci) e la soprano Alla Gof (nella parte di Galatea) hanno cantato Handel, Broschi, ma soprattutto Nicola Porpora!

Il concerto è stato volutamente (per scelta del direttore Lorenzo Tozzi e del sopranista) incentrato sulla figura di Porpora ancora pochissimo nota ai cultori della musica barocca e dell'opera barocca in particolare. Di Handel infatti è stata presentata una sola aria, dalla serenata "ACI, GALATEA E POLIFEMO" composta originariamente per Napoli (1708) ma presa dalla versione rimaneggiata a Londra del 1732. Un'arietta di poco conto se paragonata a quella successiva, che credo abbia suscitato la sensazione di pienezza di cui sopra.

Sto parlando di "Alto Giove", dall'opera teatrale "POLIFEMO" di Nicola Porpora (Londra, 1735) [Atto III, scena V], che il nostro Angelo è riuscito, ancora una volta, ad interpretare nel pieno delle sue capacità e soprattutto con grande lucidità e trasporto, qualità che non sempre si riescono ad ottenere anche da un grande sopranista come lui. Io già conoscevo l'aria in questione, ma vi assicuro che sentirla cantare in questo modo, DAL VIVO, in una splendida cornice barocca, con tanto di abito d'epoca (esclusa parrucca ahime'...), non potrà che lasciare un bellissimo ricordo, credo indelebile..

Angelo Manzotti, durante le prove pomeridiane

Angelo Manzotti e l'orchestra, durante le prove

Il resto del concerto è consistito in tre ulteriori arie di Porpora, sempre dal "Polifemo"

- "Placidetti Zefiretti" (duetto Aci-Galatea)
- "Smanie d'affanno" (Galatea)
- "Tacito Movi" (Recitativo e Duetto, Aci-Galatea)

Poi la famosa aria di Riccardo Broschi/Giaj "Son qual nave ch'agitata", scritta per il fratello Farinelli.

Ed infine due intermezzi strumentali: di Hasse, la SONATA PER VIOLINO E B.C. Op.2, no.2 (Londra 1740) in pieno stile haendeliano (molto in voga a Londra a partire da dagli anni 30-40 e fino ad oltre le seconda metà del settecento); di Vinci, la SONATA Op.1, no.2 sempre per violino e b.c. (Londra 1764).

Se vi capita quindi di imbattervi in Angelo Manzotti che viene a cantare "Alto Giove" dalle parti vostre (o non?), vi consiglio vivamente di non perdervelo per alcun motivo. Sebbene le opere (e gli Oratori) di Handel siano più belle, più ricche e geniali in assoluto (il più grande maestro di canto del '700, Nicola Porpora, non è automaticamente il miglior compositore di musica teatrale e strumentale), credo comunque che "Alto Giove" sia una delle più belle arie mai composte per il teatro del '700, forse la più bella in assoluto.

Spesso però il superlativo dato ad una aria, fra le belle che si ha modo sempre più di conoscere, varia in funzione del momento in cui si esprime un talee giudizio; certamente "Alto Giove" è una aria che rientra di certo nella rose delle arie belle ed indimenticabili, ma anche Handel ne ha scritte di bellissime (nessuno ha mai ascoltato per esempio "Amor, nel mio penar" dal FLAVIO?) come pure Vivaldi (chi può dimenticare "Gelido in ogni vena"?). Ma una cosa è certa: la storia ha ingiustamente lasciato in oblio Nicola Porpora, la cui musica di certo a quanto si è potuto ascoltare finora, non è assolutamente ordinaria come molti dei suoi coevi italiani: tuttavia anche in questo caso è bene ricordare che la storia dimostra la superiore levatura Handeliana: non appena Porpora osò sfidare Handel in campi sui quali il caro sassone aveva le mani in pasta e secondo Winton Dean "gli erano più congeniale", chiara fu la sconfitta: quando infatti Porpora, per contraltare a DEBORAH di Handel e la sua ESTHER, decise di rappresentare un oratorio, DAVIDE E BERSABEA, il fallimento fu lampante (Winton Dean, HANDEL)..

Nella serata il direttore ha parlato bene di Porpora a discapito di Handel, che ha definito "favorito" perché protetto del Re, mentre Porpora non era di nessuno. Sarà all'uopo ben precisare, che innanzitutto non è che favorito si diventi così per caso, ipso facto: ricordiamo che la posizione di prediletto del Re, Handel se l'era guadagnata con la musica: tutti i compositori autoctoni inglesi furono sbaragliati tutti: non a caso si ricordi lo smacco che il compositore inglese Maurice Green subì in relazione alla Messa di Incoronazione del Re (CORONATION ANTHEMS): ad Handel fu affidata, in sostanza ad uno straniero, e non ad un inglese di nascita, questo perchè le sue credenziali musicali avevano reso ben noto ed apprezzato il compositore sassone: ogni opposizione e ostruzionismo non ebbe modo di impedire ad Handel questo incarico. 

Questa è una sorta di circolare (pag. 58, da HANDEL, la vita e l'opera - di Guido barbieri e Andreina Bonanni), stampata in molte copie, che a partire dal mese di gennaio 1733 inizia a fare il giro fra i nobili più in vista, soprattutto verso quelli più ostili alla Corona. Sorge così l'Opera of the Nobility. Con questa circolare si apre una serie di considerazioni che portano a negare che il povero Nicola Porpora fosse sfavorito nel duello con il teatro di Handel: è una posizione insostenibile, in relazione contestualizzando la cosa nel periodo di soggiorno di Porpora a Londra. Sono balle! Anzi, se c'era uno sfavore, quello era dalla parte di Handel, ed allora rinfreschiamo bene la memoria! Tutta gran parte della nobiltà, nel momento in cui era stata creata L'OPERA DELLA NOBILTA' (Opera of the Nobility), proteggeva, incoraggiava e sosteneva il teatro rivale di Handel, proprio per far cruccio al Re: non dimentichiamo che Federico di Hannover, Principe di Galles (qui a destra), figlio del Re, odiava il padre e fece di tutto per mettere in difficoltà il compositore del Re. 

Non vi fu un favoritismo, ma se vogliamo parlare obiettivamente vi furono due favoritismi, o meglio *due appoggi*, contrastanti per due teatri, in opposizione sia per motivi musicali, che per motivi politici: esistevano due fazioni. Da un punto di vista di sostegno economico ai due teatri c'era il sostegno dei sottoscrittori, sia dall'una che dall'altra parte, fazioni capeggiate da una parte dal Principe di Galles, e dall'altro dal Re. Non si può sminuire Handel, dicendo che era avvantaggiato per l'appoggio del Re: sembrerebbe avesse avuto una vita "facile" a Londra: non sono state affatto rose e fiori!

Intanto si deve ricordare che nel 1734 era partita da Londra, una ardente sostenitrice e protettrice di Handel: si tratta della Principessa Anna , sorella del Principe di Galles, che era stata allieva di Handel, ed era essa stessa eccellente musicista, arrivando anche a dirigere l'orchestra nei concerti pubblici che lei dava, ogni sera, in Olanda (Romain Rolland, HANDEL): ora lei fino a quel momento aveva difeso Handel a spada tratta, e la sua partenza ora lo lasciava in balia dei nemici che lei stessa gli aveva procurato: fatto sta che lei seguì in Olanda il marito, Principe d'Orange. Per la Principessa Handel compose il WEDDING ANTHEM, un pasticcio con sue composizioni pregresse, e pure l'ATHALIA: sempre per la Reale coppia, Handel compose una serenata IL PARNASSO IN FESTA PER GLI SPONSALI DI TETI E PELEO, utilizzando molte musiche tratte ed adattate alla circostanza, e una nuova versione de IL PASTOR FIDO, con l'aggiunta di Cori.

Ma non finisce qui: il suo amico, compagno di tante stagioni teatrali, Heidegger, proprietario del King's Theatre, affittò la sala proprio alla compagnia rivale di Handel: dopo 14 anni di produzioni sulle scene di questo teatro, Handel fu costretto a spostarsi con la sua compagnia al teatro del Covent Garden, di John Rich. Lì, l'opera seria doveva dividere il palco con altre forme di spettacolo, come balletti, pantomime, arlecchinate. Fu fra il corpo dei ballerini che era presente Maria Sallé, celeberrima danzatrice, per la quale Handel pensò, come sappiamo, di inserire nelle sue opere danze secondo le usanze francesi, il cui stile il caro sassone conosceva perfettamente.

"L'opera della Nobiltà aveva dunque una compagnia di canto migliore, aveva l'appoggio influente dei politici" (P. Henry Lang, pag. 276, HANDEL): con questa citazione ci si rende conto che lo squilibrio, e quindi il vantaggio di cui invece potè giovarsi Nicola Porpora, nel suo soggiorno a Londra, fu invece l'arsenale canoro: tutte le stars, ben conosciute della capitale inglese, che erano state portate all'apice del loro successo con le arie del caro Sassone, lo avevano abbandonato Handel ed erano schierati dalla parte del teatro rivale: Senesino, Cuzzoni, Montagnana, Bertolli, Gismondi, etc. Queste stars erano grande attrattiva per il pubblico: andare ad ascoltare una star era ben più invitante che andare ad ascoltare dei perfetti sconosciuti o quasi; si aggiunga oltretutto che il teatro rivale a quello di Handel poteva contare anche dell'arrivo e della partecipazione di Farinelli. Ad Handel chi rimaneva? sicuramente Anna Strada, che gli rimase sempre fedele, ma di altri nomi di spicco conosciuti in loco e di elevatura straordinaria non ce ne erano: ecco che fu costretto a fare nuove ricerche nel panorama europeo, arrivando ad opporre nomi noti in Europa, ma meno di casa a Londra: Carlo Scalzi, Margherita Durastanti, Carestini e successivamente Caffarelli.

Il grande applauso finale!

L'aspetto politico di questa forza coalizzata contro Handel, e che invece ebbe modo di favorire i compositori ingaggiati dall'Opera of the Nobility, creò anche un altro svantaggio contro il Caro Sassone: era prassi e moda, organizzare, infatti, feste, inviti, spettacoli privati nobiliari, proprio i giorni in cui c'erano le rappresentazioni di Handel in modo da disertificare le presenze alle esecuzioni di composizioni handeliane. C'era un'opera di Handel in cartellone? bene quello stesso giorno una festa dalla Baronessa X, c'era un concerto di Handel quell'altro giorno? bene c'era uno spettacolo pirotecnico da un'altra parte organizzata dal Conte Y.... La sala ai suoi concerti era spesso vuota: rendiamoci ben conto che si arrivò ad assoldare "persone per stracciare i suoi cartelloni nelle strade" (Romain Rolland, premio nobel, in HANDEL pag. 92, Ed. Arte Tipografica Napoli MCMXCIX).

Ma fu tutto inutile: Handel ha segnato la storia della musica in modo indelebile.....UBI MAJOR, MINOR CESSAT è proprio il caso di dire.....

Qui potrete trovare intanto arie tratte da Opere di Nicola Porpora

QUI

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Angelo Manzotti, il sopranista   Angelo Manzotti, il sopranista

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