Dalla rivista mensile 

Mese di Novembre 2012

Uscito in edicola Dicembre 2012

Si riportano notizie relative ad un programma musicale che ha avuto molti consensi già in occasione delle manifestazioni musicali di Marmirolo, presso la Palazzina da caccia dei Gonzaga Bosco della Fontana nel giugno 2010, nell'agosto 2011 di Madrid presso il Giardino del Palazzo Reale e, come potrete leggere nell'articolo qui sotto, nel settembre 2012 svoltosi all'interno di Palazzo Ducale di Mantova. Non si crede di dover aggiungere altri commenti, l'articolo parla chiaro dei professionisti che ci pregiamo, riconoscenti, di ospitare nella Triade dei siti.....

Qui è ascoltabile la versione effettuata presso i Giardini del Palazzo Reale di Madrid.... 

artisti veri live... questo ci si pregia far ascoltare

Testo tratto dal GERUSALEMME LIBERATA 

di Torquato Tasso

Canto XII, 52-62, 64-68

Musica di Claudio Monteverdi (1624)

Tancredi che Clorinda un uomo stima
vuol ne l'armi provarla al paragone.
Va girando colei l'alpestre cima
ver altra porta, ove d'entrar dispone.
Segue egli impetuoso, onde assai prima
che giunga, in guisa avvien che d'armi suone
ch'ella si volge e grida: - O tu, che porte,
correndo sì? - Rispose: - E guerra e morte.

- Guerra e morte avrai: - disse - io non rifiuto
darlati, se la cerchi e fermo attende. -
Ne vuol Tancredi, ch'ebbe a piè veduto
il suo nemico, usar cavallo, e scende.
E impugna l'un e l'altro il ferro acuto,
ed aguzza l'orgoglio e l'ira accende;
e vansi incontro a passi tardi e lenti
quai due tori gelosi e d'ira ardenti.

Notte, che nel profondo oscuro seno
chiudesti e nell'oblio fatto sì grande,
degne d'un chiaro sol, degne d'un pieno
teatro, opre sarian sì memorande.
Piacciati ch'indi il tragga e'n bel sereno
a le future età lo spieghi e mande.
Viva la fama lor, e tra lor gloria
splenda dal fosco tuo l'alta memoria.

Non schivar, non parar, non pur ritrarsi
voglion costor, ne qui destrezza ha parte.
Non danno i colpi or finti, or pieni, or scarsi:
toglie l'ombra e'l furor l'uso de l'arte.
Odi le spade orribilmente urtarsi
a mezzo il ferro; e'l piè d'orma non parte:
sempre il piè fermo e la man sempre in moto,
né scende taglio in van, ne punta a voto.

L'onta irrita lo sdegno a la vendetta,
e la vendetta poi l'onta rinova:
onde sempre al ferir, sempre a la fretta
stimol novo s'aggiunge e piaga nova.
D'or in or più si mesce e più ristretta
si fa la pugna, e spada oprar non giova:
dansi con pomi, e infelloniti e crudi
cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi.

Tre volte il cavalier la donna stringe
con le robuste braccia, e altrettante
poi da quei nodi tenaci ella si scinge,
nodi di fier nemico e non d'amante.
Tornano al ferro, e l'un e l'altro il tinge
di molto sangue: e stanco e anelante
e questi e quegli al fin pur si ritira,
e dopo lungo faticar respira.

L'un l'altro guarda, e del suo corpo essangue
su'l pomo de la spada appoggia il peso.
Già de l'ultima stella il raggio langue
sul primo albor ch'è in oriente acceso.
Vede Tancredi in maggior copia il sangue
del suo nemico e se non tanto offeso,
ne gode e in superbisce. Oh nostra folle
mente ch'ogn'aura di fortuna estolle!

Misero, di che godi? Oh quanto mesti
siano i trionfi e infelice il vanto!
Gli occhi tuoi pagheran (s'in vita resti)
di quel sangue ogni stilla un mar di pianto.
Così tacendo e rimirando, questi
sanguinosi guerrier cessaro alquanto.
Ruppe il silenzio al fin Tancredi e disse,
perchè il suo nome l'un l'altro scoprisse:

- Nostra sventura è ben che qui s'impieghi
tanto valor, dove silenzio il copra.
Ma poi che sorte rea vien che ci nieghi
e lode e testimon degni de l'opra,
pregoti (se fra l'armi han loco i preghi)
che'l tuo nome e'l tuo stato a me tu scopra,
acciò ch'io sappia, o vinto o vincitore,
chi la mia morte o vittoria onore. -

Rispose la feroce: - Indarno chiedi
quel c'ho per uso di non far palese.
Ma chiunque io mi sia, tu innanzi vedi
un di quei due che la gran torre accese. -
Arse di sdegno a quel parlar Tancredi
e: - In mal punto il dicesti; (indi riprese)
e'l tuo dir e'l tacer di par m'alletta,
barbaro discortese, a la vendetta.

Torna l'ira ne' cori e li trasporta,
benchè deboli, in guerra a fiera pugna!
Ù'l'arte in bando, ù'già la forza è morta,
ove, in vece, d'entrambi il furor pugna!
O che sanguigna e spaziosa porta
fa l'una e l'altra spada, ovunque giugna
ne l'armi e ne le carni! e se la vita
non esce, sdegno tienla al petto unita.

Ma ecco omai l'ora fatal è giunta
che'l viver di Clorinda al suo fin deve.
Spinge egli il ferro nel bel sen di punta
che vi s'immerge e'l sangue avido beve;
e la veste che d'or vago trapunta
le mammelle stringea tenere e lieve,
l'empiè d'un caldo fiume. Ella già sente
morirsi, e'l piè le manca egro e languente.

Segue egli la vittoria, e la trafitta
vergine minacciando incalza e preme.
Ella, mentre cadea, la voce afflitta
movendo, disse le parole estreme:
parole ch'a lei novo spirto addita,
spirto di fè, di carità, di speme,
virtù che Dio le infonde, e se rubella
in vita fu, la vuole in morte ancella.

- Amico, hai vinto: io ti perdon... perdona
tu ancora, al corpo no, che nulla pave,
a l'alma sì: deh! per lei prega, e dona
battesmo a me ch'ogni mia colpa lave. -
In queste voci languide risuona
un non so che di flebile e soave
ch'al cor gli scende ed ogni sdegno ammorza,
e gli occhi a lagrimar invoglia e sforza.

Poco quindi lontan nel sen d'un monte
scaturia mormorando un picciol rio.
Egli v'accorse e l'elmo empiè nel fonte,
e tornò mesto al grande ufficio e pio.
Tremar sentì la man, mentre la fronte
non conosciuta ancor sciolse e scoprio.
La vide e la conobbe: e restò senza
e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!

Non morì già, ché sue virtuti accolse
tutte in quel punto e in guardia al cor le mise,
e premendo il suo affanno a dar si volse
vita con l'acqua a chi col ferro uccise.
Mentre egli il suon de' sacri detti sciolse,
colei di gioia trasmutossi, e rise:
e in atto di morir lieta e vivace
dir parea: "S'apre il ciel: io vado in pace".

 

Il combattimento di Tancredi et Clorinda è il titolo di un madrigale rappresentativo di Monteverdi, su testo del Torquato Tasso, scritto per soprano (Clorinda) e 2 tenori (testo e Tancredi).

Composta nel 1623, commissionata da Girolamo Mocenigo in occasione del carnevale, fa parte dell'Ottavo libro di madrigali guerrieri et amorosi, pubblicato nel 1638.

Il dramma riprende le vicende narrate nel canto XII della GERUSALEMME LIBERATA, quando il cavaliere cristiano Tancredi, innamorato di Clorinda, guerriera musulmana, viene costretto dalla fatalità a confrontarsi in duello proprio con l'amata e ad ucciderla. In punto di morte Clorinda si converte e, battezzata, affronta con serenità il trapasso: S'apre il cielo; io vado in pace.

In questa composizione, che costituisce una summa nella storia della musica drammatica del XVII secolo, nonchè un madrigale insolitamente lungo rispetto la norma (la durata non superava i 5 o 6 minuti), Monteverdi impiega soluzioni musicali nuove, con l'orchestra e le voci che formano due entità separate, e agiscono come copia una dell'altra. 

Si ritiene che Monteverdi fosse stato portato a provare questo arrangiamento dalle 2 balconate opposte di San Marco, che avevano suggerito musica simile ad altri compositori, come per esempio Giovanni Gabrieli.

Ciò che fa spiccare questa composizione sulle altre, è il primo impiego del tremolo (una veloce ripetizione del medesimo suono) e del pizzicato per realizzare effetti speciali nelle scene più intense del dramma.

Testimonianze di Angelo Manzotti live

con Accademia dei Solenghi 

diretti da Rita Peiretti

In relazione allo stesso brano, si riporta una testimonianza spagnola dell'esibizione effettuate il 28 Agosto 2011 presso il giardino del Palazzo Reale di Madrid.


Como cierre del Festival Veranos de la Villa, que tiene lugar en Madrid todos
los veranos en diversos lugares al aire libre, hemos contado este año con la
presencia inestimable de Angelo Manzotti acompañado por el grupo Artis Lucem.

El programa fue el siguiente:

I Parte:

"Il Combattimento di Tancredi e Clorinda" di Monteverdi

II Parte, arias de Vivald y dos piezas instrumentales:

"Vedrò con mio diletto" (Giustino)

"Agitata da due venti" (Griselda)

"Sinfonia della Senna festeggiante"

"Gelido in ogni vena" (Farnace)

"Sinfonia de L'Incoronazione di Dario"

"Armate face et anguibus" (Juditha Thriunphans)

Bis: "Lascia ch'io pianga" (Rinaldo)

El concierto ha sido maravilloso, con el Palacio Real al fondo, puedo decir que
la versión de Angelo del "Combattimento", escenificado según su propria dirección, ha sido la versión más veraz, vibrante y emocionante que haya podido escuchar en mi vida. Dos espadachines luchando como Tancredi y Clorinda y el  personaje alegórico de la Noche/la Muerte, ideado también por Angelo, dieron aún más emoción a la representación de la obra. Impresionante la interpretación y la narración del texto por el Maestro, insuperables sus cambios de registro vocal, sus ornamentos, sus cambios de pathos y sus dinámicas...una interpretación que provocaba escalofríos y una implicación en las historia que nos llevó a muchos al llanto. El registro grave de Angelo tomó por sorpresa a quienes no le conocían y pudimos escuchar la estupefacción de muchos de los asistentes que no podían creer lo que estaban escuchando y viendo.

La segunda parte, una vez más, nos permitió disfrutar de la sorprendente técnica
de Angelo Manzotti que hizo variaciones increíbles en todas las arias. En España
no tenemos apenas la posibilidad de escuchar el Barroco así interpretado. El
grupo, formado por jóvenes bastante implicados en la música antigua, acompañó el
Combattimento con gran seguridad y aunque la segunda parte fue más irregular,
podemos decir que no mermaron un ápice el lucimiento del solista. Desde aquí me siento obligada a decir que fue una lástima que el sonido tuviera que ser amplificado al ser un espacio enorme, si bien se consiguió un sonido bastante natural. También tengo que decir que con la cuerda, en España estamos todavía a años luz de los músicos italianos. Eché mucho de menos ese sonido tan vuestro, tan cierto, que habla de una tradición de siglos que lleváis ya en el ADN.

Me siento una privilegiada por haber podido asistir a esta velada tan extraordinaria.

Gracias, Angelo. E ritorna presto, per favore.

Un cariñoso saludo a todos,

Alcina da Madrid

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Qui recensione su DECEBALO di Leonardo Leo del 2006

Qui recensione sul cd Arie d'opera di Nicola Porpora
              

A cura di

 Il Principe del Cembalo, Faustina da Versailles

Rodelinda da Versailles, Arsace da Versailles

Arbace, Alessandro

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